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16:40pm13 dicembre 2022 | mise à jour le: 13 dicembre 2022 à 16:40pmReading time: 5 minutes

Natale in casa Loffreda

Natale in casa Loffreda
Photo: Foto cortesiaIl Senatore Tony Loffreda in compagnia della famiglia

I ricordi d’infanzia del Senatore: l’educazione, il senso del dovere e le feste in famiglia

Nato a Montréal da genitori d’origine campana (San Gregorio Matese, in provincia di Caserta), Tony Loffreda è stato per molti anni dirigente della Banque Royale. Ha ricoperto la carica di presidente della Fondazione Comunitaria Italo-Canadese e nel luglio del 2019, su raccomandazione del Primo Ministro Justin Trudeau, è stato nominato Senatore, il primo nato in Canada da una famiglia d’origine italiana.

Estremamente fiero delle sue origini, Tony Loffreda ha sempre tenuto in grandissima considerazione la nostra comunità, non mancando mai di sottolineare, su tutte le tribune, il grande contributo, gli sforzi e i sacrifici che le generazioni precedenti hanno fatto per dare un futuro migliore ai propri figli in terra canadese.

«Una delle prime cose che mia madre Maria ci ha insegnato, a me, a mio fratello e a mia sorella, sono stati – afferma Tony Loffreda – il segno della croce e la preghiera. La religione cattolica aveva ed ha ancora un posto importante nella vita delle famiglie immigrate come la nostra. La loro vita era basata su tre grandi principi: Dio (la religione), la famiglia e il lavoro e non c’era spazio né tempo per le “smancerie”.  La religione li ha aiutati a superare mille difficoltà come quelle che generalmente incontrava una famiglia che emigrava.

Ogni domenica, e non solo a Natale, dovevamo frequentare la chiesa e assistere alla messa. Non avevamo scelta. Spesso mia madre diceva: “Se non avete tempo per Dio allora non avete tempo nemmeno per il pranzo”. se la domenica non si andava in chiesa … non si mangiava!»

 

Le pulizie di casa

«Ma a parte tutto mia madre – continua il Senatore Loffreda – è stata una grande educatrice. Ci ha insegnato a leggere e scrivere prima ancora che andassimo a scuola. Mi ricordo che durante i fine settimana, così come anche a Natale, avevamo sempre della faccende domestiche da sbrigare. Non ci era permesso dormire fino a tardi, bisognava passare l’aspirapolvere, spolverare, pulire. Tra i compiti e le faccende domestiche non ci rimaneva molto tempo per altre cose.

Spesso diceva: “Se studiate ne raccoglierete i frutti, altrimenti potete andare a lavorare con vostro padre in fabbrica!”. Dovevamo essere responsabili, fin da piccoli … ma anche da grandi! Mi ricordo che quando ad un esame prendevo 90 o 92, mia madre mi diceva: “Ma perché non hai preso 100?” E io rispondevo: “Ma mamma, è impossibile prendere sempre 100!”

Nel raro tempo libero giocavamo tra di noi bambini senza la supervisione dei genitori, oggi sembra quasi impossibile! Guardare i figli giocare o assistere, come si fa oggi, alle loro, tante, attività di svago non era una cosa comune per la maggior parte dei genitori immigrati. Non avevano tempo perché erano troppo occupati a metter il cibo sulla tavola!

Il Senatore Tony Loffreda insieme alla mamma Maria e al padre Alfonso

Un altro ricordo che ho di quegli anni è che le comunicazioni – aggiunge il Senatore – non erano facili come oggi. Ricevere una lettera dai parenti in Italia, così come fare una telefonata che costava molto cara, era un grande avvenimento. Quanti pianti si è fatta mia madre soprattutto nel periodo di Natale!  Quanto le mancava la sua famiglia! Oggi si dà tutto per scontato ma allora le cose erano differenti.

Una cosa molto positiva era che durante le feste di Natale o le domeniche la casa era sempre piena di parenti e amici. O noi andavamo a trovare loro o viceversa. Il vero divertimento era quello, stare insieme. Non eravamo mai soli, quello era il vero senso della festa».

 

Cosa si metteva in tavola a Natale?

«Per mio padre Alfonso non poteva e non può, ancora oggi, mancare l’agnello. Ma la vigilia, guai se si mangiava la carne. Il 24 mangiavamo il baccalà e il 25 l’agnello che mio padre andava a prender direttamente dagli allevatori. Ma la cosa importante, a costo di ripetermi, era lo stare insieme, giocare a carte, giocare a tombola e quei 10 soldi che si vincevano per noi erano come dei milioni! C’era sempre un piccolo regalo per tutti ma quello che contava veramente era il cuore non il valore del regalo.

Il Natale rimaneva comunque una festa religiosa, bisognava festeggiarne il senso religioso, non l’aspetto consumistico o puramente commerciale!  Per questo non mancavamo mai alla messa di Natale che sia alla chiesa Madonna di Pompei o di St-Simon Apôtre o a quella di Santa Rita visto che abitavamo ad Ahuntsic. Era un’altra epoca dove la fede aveva molta più importanza di oggi. Oggi sembra quasi una debolezza parlare di fede ma non lo è. Al contrario, è una forza che ha aiutato la mia famiglia a superare tante difficoltà».

 

Come è il Natale di oggi della famiglia Loffreda?

«Una cosa è certa: l’agnello – risponde – non mancherà sulla nostra tavola. Mio padre mi chiama una settimana prima per dirmi se me lo sono procurato ma – sorride il Senatore – diciamo che non ho troppo il tempo per andarlo a cercare. Allora alla fine ci pensa lui ma poi vuole sapere se è cotto per bene altrimenti… Poi la pasta, una pasta leggera altrimenti non c’è spazio per il resto. A me piacciono molto gli gnocchi, mia madre li faceva e quel sapore mi è sempre rimasto nella mente.

Il giorno di Natale siamo a casa mia, intorno alle 30 persone tra parenti e amici. La mattina arrivano le telefonate di auguri, poi bisogna inviare o rispondere ai messaggi e mia moglie mi dice: “Ma stai sempre al telefono, almeno il giorno di Natale lascialo perdere che dobbiamo preparare!” Ma l’importante, allora come oggi, è stare insieme, in famiglia, in compagnia. Questa è il vero significato del periodo delle feste.

 

 

 

 

 

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