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15:59pm16 gennaio 2018

Emilia De Minico, ricordi di una immigrazione

Il ritratto di una italo-montrealese che vive nel Mile-End dal 1960

Emilia De Minico

Collezione personale Emilia De Minico

Vi presentiamo la traduzione in italiano del primo dei due testi, scritti dal regista e documentarista Giovanni Princigalli, che il “Centre d’histoire de Montréal” ha pubblicato sul suo sito internet “Mémoires des Montréalais”, dossier “Mémoires d’immigrations” (ville.montreal.qc.ca/memoiresdesmontrealais).

 

Incontro Emilia De Minico, una signora di 85 anni, nel cortile del suo appartamento in Clark Street, nel Mile End. È arrivata a Montreal nel 1960 con suo marito Angelo, morto nel 2014, e suo figlio Carmine, che all’epoca aveva cinque anni. Si stabilirono in un appartamento della rue Saint-Urbain, che fu demolito pochi anni dopo per far posto al ponte che oggi unisce Van Horne a Saint-Denis.

Racconta Emilia: “In Clark Street e in tutto il quartiere, c’erano molti italiani. Ma anche greci e portoghesi. In questo quartiere ho trovato alcune famiglie che avevo conosciuto sulla nave Queen Federicia che ci ha portato qui. Nella rue Bernardo (si tratta della rue Bernard), c’era una chiesa molto bella in cui veniva celebrata la messa in italiano, ma fu rasa al suolo per far posto ad una scuola. Il quartiere è cambiato. Immagina che nell’edificio che è proprio là, di fronte a noi, dall’altro lato del recinto del mio cortile, c’era una fabbrica tessile. Ecco dove ho trovato la  “jobba”  e, inoltre, ho avuto la fortuna di avere il mio tavolo da lavoro proprio accanto a quella finestra. Così potevo vedere i miei due bambini giocare nel nostro cortile”.

 

Beghe politiche e familiari

Il figlio di Emilia, Carmine, è nato in Italia, vicino ad Avellino, nel sud Italia. Emilia aveva sposato Angelo, un artigiano e scultore con idee politiche di destra. Il padre di Emilia era, al contrario, di sinistra. Così spesso, a casa, specialmente nel giorno delle elezioni, c’erano delle liti.

La foto è stata scattata in Italia. Emilia è quella con il cesto sulla testa

Collezione personale di Emilia De Minico

“Ho votato per il candidato sindaco sostenuto da mio marito perché, essendo sua moglie, ho dovuto fare quello che lui diceva. Pensa che un giorno, mentre ero incinta di Carmine, ho avuto un’emorragia, quindi ho rischiato di perderlo. Mio marito voleva assolutamente portarmi dal dottore che era candidato sindaco per la destra, ma mio padre, d’altra parte, voleva che venissi curata dal suo amico dottore e candidato per la sinistra. Era un delirio totale. A un certo punto, ho urlato ed ho imposto di andare da quello più vicino a casa”.

Cinque anni dopo la nascita di Carmine, la piccola famiglia si è imbarcata per il porto di Halifax.

Emilia ricorda il viaggio: “Sulla nave c’era una corda a cui ci aggrappammo per evitare di scivolare a terra con il mare agitato. A Carmine piaceva giocare con la corda scivolando a sinistra e a destra. Lui ha catturato l’attenzione di due donne americane che erano andate in vacanza in Italia. Erano come innamorate di mio figlio, Carmine, e lo hanno portato nella loro cabina. Poi, poco prima dell’alba, me lo hanno riportato dicendo che aveva fatto pipì nel loro letto”.

 

Dopo tanti anni a Montréal

Emilia è emigrata a Montréal con entrambi i suoi genitori. Così, tra suo marito Angelo e suo padre, i battibecchi politici continuarono. Angelo discuteva anche con il signor Alberga che era un cattolico, che aveva partecipato alla resistenza antifascista e che viveva in Waverly Street.

Al primo piano del duplex che Angelo ha comprato nel 1970 ha vissuto, per 40 anni, una coppia di italiani, Emanuele e Maria che hanno deciso di tornare nel loro villaggio in Italia nel 2015. Maria chiama Emilia ogni settimana e lei gli dice che ha nostalgia di Montréal. Emilia spiega: “Non può più tornare qui. Gli affitti nel Mile End sono diventati proibitivi. Questo quartiere è cambiato così tanto. Prima non costava nulla. Maria mi ha fatto tanta compagnia. Ora mi sento sola, come il mio giardino. Prima c’erano molte piante, uva e un albero di ciliegio. Guarda il mio vicino portoghese, quanto sono belli i suoi pomodori. Non posso prendermi cura del mio giardino, sono troppo vecchia e stanca. Quando me ne sarò andata, i miei figli venderanno la nostra casa. Quindi, ci saranno ancora meno italiani qui. L’emigrazione è stata una buona cosa, ma anche cattiva, perché penso al mio villaggio ogni giorno. Questa nostalgia non scompare mai”.

Traduzione di Gian G.Pollifrone. Si ringraziano Giovanni Princigalli e il Centre d’histoire de Montréal: Plongez dans l’histoire de la ville et de ses habitants!

I documentari di Giovanni Princigalli “Ho fatto il mio coraggio” e “Prima o dopo Sant’Anna” sono in vendita a 20$ chiamando il 514-277-3229