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Festa di Sant’Antonio: incontro di fede e di solidarietà umana

Si rinnovano anche quest’anno le celebrazioni in onore di sant’Antonio di Padova, in tante chiese cattoliche del Canada, divenute punto di riferimento per le famiglie italiane e per tanti italocanadesi. Anche quest’anno il “Messaggero di sant’Antonio” propone ai devoti del Santo un progetto di solidarietà a favore dei bambini bisognosi residenti in uno sperduto paese del Vietnam.

In Canada, la festa del sant’Antonio continua ad essere celebrata in diverse parrocchie del Québec, dell’Ontario e del Britisch Columbia.

A Montréal, la festa in onore del Santo di Padova risale al 1913, quando nasceva la chiesa costruita dagli italiani e dedicata alla “Madonna della Difesa”. Successivamente la festa al nostro Santo si estese a tante altre parrocchie: Madonna di Pompei, San Domenico Savio, a La Salle, Ville Emard e nell’ultima domenica d’agosto alla Madonna del Monte Carmelo –St.Leonard, organizzata dall’Associazione culturale dei Montefalcionesi.  

A Toronto, la festa del Santo ha una lunga tradizione nella Holy Angel’s Church e nella chiesa dedicata a sant’Antonio lungo la “storica” Bloor Street. Altre celebrazioni avvengono nelle chiese dedicate a sant’Antonio ad Ottawa, ad Hamilton e a Thunder Bay. Nel British Columbia, infine, nelle chiese di Sant’Elena e di Burnaby. L’elenco è incompleto, perché le sue fonti sono le lettere e le foto inviate dagli italiani al “Messaggero di sant’Antonio”, a testimonianza della continuità di una devozione e dell’impegno nel mantenere le tradizioni religiose più care alle loro comunità.

 

Il Progetto del “Messaggero di sant’Antonio” per il 13 giugno

 

    Sant’Antonio ci insegna che non c’è passione per Dio, se non c’è passione per i bisogni dell’uomo. Un insegnamento che il Santo ha trasmesso anche ai suoi confratelli, ponendo le iniziative di solidarietà come un impegno prioritario nel loro apostolato. Un impegno che anche quest’anno i frati del “Messaggero di sant’Antonio” intendono realizzare con un “Progetto” a favore di bambini che vivono in uno stato di quasi abbandono.

   Sono sessanta, hanno dai 2 ai 14 anni, abitano in uno dei luoghi più isolati della terra: il lebbrosario di Van Mon in Vietnam con i suoi 900 anziani malati. Per loro quest’anno il “Messaggero di sant’Antonio” propone ai suoi lettori e agli amici del Santo residenti in Australia – proprio in occasione della Festa annuale del Santo -, un gesto di collaborazione per realizzare un’iniziativa di solidarietà. I frati, da Padova, hanno raggiunto il Vietnam, accolti da altri loro confratelli, con l’intento di realizzare un progetto a favore dei malati di lebbra a Thai Binh, villaggio a 250 chilometri dalla capitale, dove c’è la colonia di Van Mon. «Vieni – hanno detto a padre Giorgio Abram – ci serve la tua esperienza». Padre Giorgio ha alle spalle 30 lunghi anni di lotta alla lebbra in Ghana, dove è giunto da giovane missionario. Conosce quindi questo male che la gente considerava un fato, una maledizione, una colpa dei padri che ricadeva sui figli e che segnava una vita per sempre. Questo frate ha l’esperienza di tanti anni d’interventi e di accompagnamento per far diventare la lebbra una malattia come tutte le altre. Una malattia per giunta curabile a domicilio, senza reparti e ghetti, vivendo in mezzo agli altri. A Van Mon, padre Giorgio e padre Paolo sono stati accolti dal direttore, ufficiale di un governo comunista, con rispetto e fiducia. Anche se ateo, disse loro: «La religione e i volontari sono importanti per la mia gente, in fondo di anima e di corpo siamo fatti».

 

Come realizzare il progetto

 

   I bambini a Van Mon  sono circa 60, visibilmente tutti sani, hanno dai 2 ai 14 anni, sono i figli, molto più spesso i nipoti degli ammalati, abbandonati dai genitori andati lontano in cerca di lavoro. D’altronde nessuno, segnato dalla lebbra, potrebbe in Vietnam avere un futuro. Per un progetto a loro favore, occorrono maggiori risorse materiali e sanitarie. Occorre soprattutto un ponte tra il «dentro» e il «fuori», una realtà che riapra gli orizzonti e riporti il verde delle risaie vietnamite nel cuore grigio di Van Mon. Il «ponte» è un progetto scritto a più mani, insieme al direttore della colonia e a padre Martin Mai, frate vietnamita che da tempo opera a Van Mon. Consiste nella costruzione di un edificio a due piani, che servirà per l’accoglienza e l’assistenza dei bambini di Van Mon, per le loro attività ricreative e di rinforzo scolastico. Nel progetto è inserito anche un «Centro sanitario generico», per facilitare l’accesso alle cure anche agli abitanti dei paesi vicini. Un centro specializzato nella prevenzione e cura della lebbra, con una scuola di infermieri per la diagnosi e cura a domicilio della lebbra; un ambulatorio ortopedico per la riabilitazione e la costruzione delle protesi. I bambini saranno inseriti nella comunità e aiutati anche nell’impegno scolastico, indispensabile per il loro futuro. Saranno facilitati i legami tra i familiari, interrotti dalla malattia, e il servizio sanitario aperto a tutti sarà occasione ulteriore per creare contatti, abbattere l’isolamento.

Il costo stimato è di 250 mila Euro. Chi vuol aderire a questo invito, e divenire così membro della “Famiglia antoniana”, scriva o telefoni:

St.Anthony of Padua Mission Aid, 1320 Leslie St. Suite 100,

Toronto,On.  M3C 2K9  Tel. (416) 690-9904.  Fax: 416 690 2969

 

 

Padre Luciano Segafreddo, direttore Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero. E-mail: l-segafreddo@santantonio.org