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Il CNIC chiede rispetto per la comunità italiana

Dopo i recenti casi di Reno-Dépot e del quotidiano “La Presse” (vedi articolo pubblicato a pagina 8 nell’edizione del Corriere Italiano del 7 maggio scorso), ecco altri due tentativi di “sporcare” l’immagine e il buon nome della comunità italiana, contro i quali, si leva la voce del Congresso Nazionale degli Italo-Canadesi, Regione Quebec (CNIC).<@$p>

In una lettera inviata il 17 giugno scorso al comando della Divisione “C” della Gendarmeria Reale del Canada (GRC/RCMP), il CNIC, a firma del suo presidente, Pino Asaro, e del presidente del Comitato per la promozione degli Italo-Canadesi, Antonio Sciascia, deplora, ancora una volta, il “disdicevole” e “ingiustificato” accostamento di parole come “Italiana” o “mafia” ad atti di natura criminale. Il riferimento, in questo caso, è alla cosiddetta operazione “Clemenza” del 12 giugno scorso, durante la quale la Gendarmeria Reale del Canada ha effettuato diverse perquisizione e una trentina di arresti di persone legate al mondo del crimine organizzato che la GRC, appunto, non ha esitato a definire “italiano”.

«Why amalgamate “Italian” with “Mafia”?», si chiede il Congresso? «La maggior parte delle persone (arrestate) per questa operazione sono nate qui in Canada e la metà di esse è di origini culturali diverse».

Ed ancora: «Perché usare la parola “Clemenza” (che, guarda caso, è anche il nome di uno dei personaggi della saga cinematografica de “Il Padrino”)? Non si tratta, ancora una volta, di uno stereotipo (percezione o concetto distorto di un aspetto della realtà)? Perché – si chiede ancora il CNIC – quando si tratta di “bikers” o di “street gangs” non si menziona la nazionalità? Riteniamo opportuno che siano formulate delle scuse alla comunità italiana – conclude la lettera – sperando che in futuro la GRC si asterrà dall’utilizzare delle formule inappropriate e in contrasto con i “valori canadesi”».

La risposta della GRC

La risposta della GRC, a firma del commissario François Deschênes, comandante della Divisione “C”, non è tardata. In una lettera, datata 23 giugno 2014, il comandante si è detto molto sensibile agli argomenti relativi ai “valori canadesi” della diversità e della multietnicità. «Siamo molto orgogliosi – scrive – di avere nei nostri ranghi diversi membri della comunità italiana. Posso assicurare che né nella scelta dei nomi delle nostre operazioni, né nelle nostre informazioni stampa intendiamo trasmettere un messaggio negativo sulla comunità che voi rappresentate. Inoltre, posso confermare che sono state prese tutte le misure necessarie per adattare la scelta delle nostre parole al più profondo rispetto della comunità italiana e di tutte le altre comunità presenti in Canada.

Spero che la vostra comunità – conclude il comandante – accetti le mie scuse più sincere a nome della GRC».

Il CNIC, così come tutta la nostra comunità, prende atto con soddisfazione delle pronte scuse della GRC alla quale, però chiede un ulteriore sforzo, quello di ritirare dal suo sito web un articolo dal titolo: <@Ri>”Project Clemenza: Two Major Italian Organized Crime Cells Dismantled”<@$p>, giudicato “contradditorio” e “controproducente” per gli stessi motivi sopra riportati. Sarebbe un ulteriore passo verso la giusta direzione, quella del rispetto nei confronti della comunità italiana. 

Le Rosticcerie St-Hubert

Pochi giorni prima, esattamente il 12 giugno, il CNIC, sempre a firma di Pino Asaro e Antonio Sciascia, ha inviato una lettera anche alla sede sociale delle “Rôtisseries St-Hubert”, relativamente ad una, poco apprezzata, pubblicità televisiva mandata in onda durante i play-off di hockey. «Abbiamo ricevuto – scrive il CNIC – diverse denunce da parte dei membri della Comunità Italiana del Quebec in seguito alla (vostra) pubblicità in cui si vede un italiano arrabbiato, proprietario di una pizzeria, che lancia una manciata di pasta per pizza sullo schermo di una tv che annuncia “uno speciale” delle Rosticcerie St-Hubert i cui prezzi farebbero “male” alla concorrenza (in questo caso alla pizzeria italiana).

Troviamo il vostro concetto pubblicitario irrispettoso e insultante che – si legge nella lettera – non fa altro che rinforzare, ancora una volta, un’immagine negativa e degradante degli Italo-Quebecchesi. Vi chiediamo di ritirare questa pubblicità di cattivo gusto e di presentare le vostre scuse alla Comunità Italiana del Quebec in mancanza delle quali verrà intrapresa una campagna di boicottaggio dei vostri ristoranti e dei vostri prodotti».

Fino ad oggi il CNIC non ha avuto alcuna risposta da parte di St-Hubert. Evidentemente, i loro tempi di “cottura” sono molto lenti e i loro “polli”, aggiungiamo, anche insipidi. Ma vogliamo veramente paragonare un pollo St-Hubert con una bella pizza italiana?

f_intravaia