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18:45pm21 gennaio 2014 | mise à jour le: 21 gennaio 2014 à 18:45pmReading time: 5 minutes

Un Aperitivo nella Piccola Italia

La Società di sviluppo commerciale (SDC) Petite-Italie Marché Jean-Talon vi invita ad approfittare dell’inverno per ristorarvi e cominciare un nuovo rito del dopo lavoro a Montreal!  L’APERITIVO, 5 à 7 all’italiana, è una idea molto semplice: dal 23 gennaio al 3 aprile 2013, ogni giovedì ci si ritrova in un caffè o in un ristorante diverso per fare un’esperienza tutta italiana. Mangiare, bere e socializzare ad un prezzo fisso di 15$. L’APERITIVO è aperto a tutti coloro che vogliano bere un bicchiere e assaggiare le specialità dei rinomati ristoranti e bar della Piccola Italia, in un’atmosfera accogliente e ogni volta differente! La tradizione dell’APERITIVO all’italiana vuole che dalle 5 alle 7 si stia in piedi al bancone! Ma è consigliabile riservare un tavolo per voi, i vostri amici o colleghi di lavoro chiamando in anticipo il posto che più vi ispira per garantirvi la serata perfetta! 

 

I luoghi  e le date dell’APERITIVO

23/01 – Pizzeria Corneli – 6741, boul. Saint-Laurent – Tel. 514.325.1300

30/01- Restaurant Impasto – 48, rue Dante – Tel. 514.508.6508

06/02 – Restaurant Inferno – 6850, rue Saint-Dominique –  Tel. 514.274.0666

13/02 – Brama Trattoria moderna – 6701, boul. Saint-Laurent  – Tel. 514.270.6701

20/02 – Ristorante Pomodoro – 6834, Boul. Saint Laurent – Tel. 514.667.3867

27/02 – Café Via Dante – 251, rue Dante – Tel. 514.270.8446

06/03 – Café Epoca – 6778, boul. Saint Laurent – Tel. 514.276-6569

13/03 – Restaurant Lucca – 12, rue Dante – Tel. 514.278-6502

20/03 – Nicola Travaglini Alimenti Fini – 152, av. Mozart Est – Tel. 514.419.8969

27/03 – Café Conca d’Oro – 184, rue Dante – Tel. 514.495.0134          

03/04 – Café Internazionale – 6714, boul. Saint Laurent  – Tel. 514.495.0067

Un piacere e una storia da riscoprire

Dalla Grecia alla Roma antica, da Torino alla Milano da bere, passando per Venezia e Napoli, l’aperitivo è un classico rito italiano. Ecco com’è nato.

Nel V sec. a.C., il medico greco Ippocrate  prescriveva ai pazienti affetti da inappetenza un medicinale di sua invenzione: il vinum hippocraticum, vino bianco e dolce, in cui erano macerati fiori di dittamo, assenzio e ruta. I romani lo chiamarono vinum absinthiatum (con assenzio) e per migliorarne il sapore, decisamente amaro, aggiunsero rosmarino e salvia.

Dal Medioevo in poi la farmacologia erboristica constatò definitivamente che la funzione di stimolare il senso della fame è tipica delle sostanze amare, una funzione che si intuisce anche nell’etimologia stessa della parola, che deriva dal latino “aperire”, aprire, iniziare.

Le scoperte geografiche e l’infittirsi dei commerci con l’Oriente fecero conoscere alla vecchia Europa nuove e costosissime spezie perfette per aromatizzare al meglio il “vino aperitivo”: noce moscata, chiodi di garofano, cannella, rabarbaro, china, mirra, pepe, ecc..

L’aperitivo a largo consumo, inteso come abitudine alimentare e non come cura, nacque a Torino nel 1796 in una piccola bottega di liquori e vini gestita dal signor Antonio Benedetto Carpano il quale ebbe la geniale idea di vendere, in un’elegante bottiglia da litro, un vino aromatizzato con china che battezzò vermouth, dal tedesco wermut, assenzio.

Molti anni dopo ne venne donata una cassetta a Vittorio Emanuele II il quale disse di apprezzarlo per quel punt e mes (in torinese “punto e mezzo”) di amaro che aveva in più rispetto ai suoi simili; così il Vermouth con China Carpano (immediatamente ribattezzato Punt e Mes) divenne l’aperitivo ufficiale di Corte.

La Casa Reale apprezzava tanto la bevanda alcolica che concesse l’autorizzazione a usare la formula “Bianco Gancia, vermouth dell’Aristocrazia e della Regalità”. Anche un messaggero dell’indipendenza e dell’unità come Giuseppe Garibaldi, da cui l’aperitivo “Garibaldi” di Gancia, venne utilizzato come veicolo di propaganda dall’azienda piemontese. Il successo fu enorme; Cavour, Verdi e Giacosa ne andavano pazzi e la bottega Carpano, dal 1840 al 1844, per soddisfare le richieste fu costretta a rimanere aperta 24h su 24.

Invece nel 1815, il signor Ramazzotti di Milano creò per primo un aperitivo a base non vinosa, ponendo in infusione nell’alcol ben 33 fra erbe e radici provenienti da tutto il mondo: china sudamericana, rabarbaro cinese, arancia amara di Curaçao, arancia dolce di Sicilia, genziana della Val d’Aosta ecc., tutte cose naturali e sane. In seguito a questi successi, a Pessione (To), il produttore di vini Martini, entrato in società col commendator Rossi, mise in commercio un altro tipo di aperitivo di sua invenzione: moscato di Canelli in cui erano stati macerati melissa, sandalo, cannella, artemisia, violette, china, cardo, rose e origano. Piaceva soprattutto alle signore, il Martini Bianco, perché dolce; quindi, per accontentare anche i rudi palati maschili, Martini e Rossi sostituirono il moscato con vini molto secchi, dando vita così al Martini Dry.

Per non essere da meno, nel 1862 il signor Gaspare Campari, proprietario di un noto caffè, lanciò alla grande un nuovo aperitivo amaro e – per distinguerlo dal vermouth – lo chiamò con un altro nome d’origine germanica: Bitter (amaro) all’Uso d’Hollanda.

In quei tempi l’aperitivo non era ancora ricco e variegato come oggi, bensì legato all’abitudine di frequentare i “caffè”,  luoghi di ritrovo e di cultura dove chiacchiere e discussioni si accompagnano ad intermezzi alcolici e stuzzichini.

Nel 1900, a Milano, l’aperitivo si trasforma in fenomeno sociale, e il classico bicchiere di vino, accompagnato dalle olive “infilzate”, si fa via via cocktail e la lista dei drink si allunga e, con un po’ di ritardo, prende ad arricchirsi anche quella degli stuzzichini. Negli anni Ottanta la città eredita la formula statunitense dell’ “Happy Hour” e l’aperitivo decolla definitivamente come formula mondana per eccellenza.

(Fonte: Mitì Vigliero, Storia dell’Aperitivo)