In primo piano
19:39pm22 gennaio 2020

Il 27 gennaio è il “Giorno della Memoria”

Il 27 gennaio è il “Giorno della Memoria”
Photo: Ansa

Ansa – La Giornata internazionale dedicata alla memoria delle vittime dell’Olocausto quest’anno ricorda i 75 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz.

Una data importante per celebrare la quale le Nazioni Unite hanno in programma un ricco calendario di avvenimenti tra cerimonie ufficiali, conferenze e mostre, che vuole sottolineare l’importanza di un’azione collettiva e continuata contro l’antisemitismo e tutte le altre forme di pregiudizio, al fine di garantire il rispetto della dignità e dei diritti dell’uomo per tutti i popoli del mondo.

“Il 2020 segna il 75° anniversario dalla fine della Seconda guerra mondiale e dell’Olocausto ma – ribadiscono le Nazioni Unite – l’antisemitismo continua ad esistere».

 

Il Giorno della Memoria in Italia

Anche in Italia il Giorno della Memoria viene ricordato con varie inziative. Una di queste ha visto protagonista Noemi Di Segni, presidente, dal 2016, dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), che ha messo l’accento sull’antisemitismo.

 

Nata a Gerusalemme ma romana d’adozione, Di Segni ha detto: «Viviamo una situazione di antisemitismo che ci preoccupa. L’antisemitismo in Italia è legato al negazionismo ma anche alla derisione. Ancora peggio, c’è una situazione di ribaltamento: considerare gli ebrei stessi portatori di questo male che abbiamo visto nella Shoah. Sulla rete dilaga tutto questo. Ci preoccupano anche i gruppi di estrema destra, che esistono e sono ben organizzati. La Shoah – ha proseguito – è un trauma per il popolo ebraico, per l’Europa tutta e per chi vive in questi Paesi. Non inizia con Auschwitz e non finisce con Auschwitz. Questo racconto, che anche per noi è faticoso e difficile, non è per suscitare pietà per quello che è successo. Deve essere un racconto attraverso il quale i giovani possano scrivere la propria identità. La Shoah – ha aggiunto – non è solo Auschwitz: sono le leggi del ’38, il regime fascista e il comportamento di chi è rimasto indifferente».

Tra i 23 e i 25 mila

In Italia le Comunità ebraiche sono 21. Gli ebrei italiani iscritti a queste Comunità sono tra i 23 e i 25 mila. La più grande comunità è a Roma, che accoglie circa la metà degli iscritti. Milano ha invece circa 6-7 mila iscritti. Tutto il resto nelle altre 19 Comunità, di cui le più numerose sono Firenze, Torino e Trieste. La più settentrionale è Merano, la più meridionale Napoli.

Per informazioni: http://www.ucei.ithttp://moked.it

 

Il “Giorno della Memoria” a Montréal

Ma che cos’è, in realtà, il “Giorno della Memoria”? Il 27 gennaio 1945 segnò la demolizione dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz. Così, come dichiarato dall’articolo 1 della legge del 20 luglio 2000, n. 211, “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

Per l’occasione, l’Istituto Italiano di Cultura (1200 av. Dr. Penfield) presenta, giovedì 30 gennaio, alle ore 18:00, la conferenza, in italiano, di Giacomo Lichtner “Frammenti di Primo Levi: storicità di ‘Se questo è un uomo’ a cento anni dalla nascita” (ingresso gratuito, info: 514-849-3473; iicmontreal@esteri.it).

Giacomo Lichtner è professore associato di “Storia e Cinema” alla Victoria University of Wellington, in Nuova Zelanda e direttore associato della rivista “Modern Italy”, edita dalla Cambridge University Press. È autore di “Film and the Shoah in France and Italy” (2008, 2015) e “Fascism in Italian Cinema Since 1945: The Politics and Aesthetics of Memory” (2013)

Il 2019 ha marcato il centenario della nascita di Primo Levi, chimico torinese e autore di fama mondiale, rinomato soprattutto per il suo libro “Se questo è un uomo”, memoria della sua esperienza nel campo della morte di Auschwitz. Il lavoro di Levi rimane oggi fondamentale sia come testimonianza che come analisi dell’universo e dell’esperienza del campo di concentramento, capace come pochi di rivolgere uno sguardo al contempo clinico e compassionevole verso le caratteristiche storiche, sociali ed economiche che fanno della Shoah l’epigono dei genocidi moderni. La conferenza rivisita il lavoro di Levi, invitandoci a pensare alla ‘memoria’ dell’Olocausto come comandamento effimero e insufficiente, che richiede un impegno e una vigilanza costante per trovare significato e fare la differenza nel mondo contemporaneo.