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18:34pm12 febbraio 2020 | mise à jour le: 12 febbraio 2020 à 18:34pm

”Danzare Beethoven” con Rachele Buriassi

”Danzare Beethoven” con Rachele Buriassi
Photo: Foto GBC/Sasha OnyshchenkoRachele Buriassi è nata a Sarzana, in provincia di La Spezia. Il padre è d’origine argentina

Intervista alla Prima ballerina dei “Grands Ballets Canadiens”

Dal 19 al 23 febbraio prossimi, Rachele Buriassi, 32 anni, originaria di Sarzana (in provincia di La Spezia) sarà la protagonista principale di ”Danser Beethoven – Sinfonie n. 5 e 7”, una produzione dei Grands Ballets Canadiens de Montréal per sottolineare i 250 anni della nascita del grande compositore tedesco.

Il percorso che ha portato Rachele a diventare Prima ballerina dei Grands Ballets è di caratura internazionale.

«Ho iniziato a danzare che avevo tre anni e mezzo ed a 11 – racconta – mi hanno offerto una borsa di studio per frequentare l’Accademia di danza a Cannes. A 14 anni sono andata in Germania, a Stoccarda, per studiare in una delle migliori scuole di danza al mondo e a 17-18 anni sono entrata nel corpo di ballo della prestigiosa ”Stuttgart Ballet” dove vi sono rimasta 10 anni.

Dopodiché, iniziavo a sentirmi un po’ troppo ”comoda”; avevo bisogno di nuove sfide quindi ho deciso di lasciare l’Europa per gli Stati Uniti, perché è un paese che mi ha sempre attirato.

Sono entrata al ”Boston Ballet” come prima solista e ci sono rimasta per 4 anni. Poi l’estate scorsa, il grande salto a Montréal dove, il direttore dei Grands Ballets, Ivan Cavallari, italiano anche lui, che mi conosceva da quando avevo 17 anni, mi ha proposto di venire a Montréal come Prima ballerina. Non ci ho pensato due volte – aggiunge Rachele – ho accettato subito e penso di aver fatto un’ottima scelta perché mi sono subito innamorata di questa città. Montréal, come atmosfera, sensazioni e modo di vivere, mi ha fatto sentire più vicina a casa, essendo un mix di tutto quello che ho vissuto finora».

 

Cosa significa per lei danzare su due ”monumenti” della musica classica come la 5a e la 7a sinfonia di Beethoven?

«La 7a mi è più familiare in quanto ho già interpretato questa coreografia del tedesco Uwe Scholz, mentre la 5a, coreografata dall’americano Garrett Smith, è totalmente nuova. È sicuramente molto eccitante ballare su una musica così conosciuta ma allo stesso è difficile perché richiede una perfezione e una coordinazione tra passi di danza e musica davvero straordinarie. Sono due coreografie abbastanza diverse, la settima, forse, è più classica mentre la quinta lascia più di spazio ad un’interpretazione personale. Abbiamo iniziato a lavorare sulla coreografia della 5a a luglio scorso; creare una cosa del genere costituisce una grande sfida per tutti, in considerazione anche del fatto che nel frattempo mettevamo in scena gli altri spettacoli come lo ”Schiaccianoci” durante il periodo di Natale. Mentre per la 7a, avendo già imparato i passi fondamentali, dobbiamo solo lavorarci sopra per perfezionarli».

 

Come si trova nei panni di Prima ballerina? È una grande responsabilità?

«Come in tutte le cose ci sono i pro e contro. Nel mio caso ci sono molti più pro. Ogni bambina che percorre questa strada ha come sogno di diventare Prima ballerina. Quindi, una volta che hai questo ”titolo” è come aver superato una sfida con sé stessi, è come dire: ”Ce l’ho fatta!”. Però quando si arriva a quel punto molte cose cambiano. Qui viene il difficile perché diventi un esempio per la compagnia e le responsabilità aumentano. È un ruolo molto delicato: sei sotto gli occhi di tutti ma allo stesso tempo è anche molto stimolante e gratificante perché hai tutti i ruoli principali, il tuo sogno si è avverato!».

 

Cosa fa per tenersi in forma?

«A parte il lavoro quotidiano, in genere facciamo ripetizioni dalle 10 alle 18:30, direi che la cosa più importante è prendersi cura del proprio corpo. Vado in palestra tre o quattro volte a settimana, ricevo dei massaggi una volta a settimana e cerco di evitare situazioni in cui ci si potrebbe fare male. Possiamo permetterci di mangiare un po’ di tutto anche perché ballando si spendono molte energie e hai bisogno di ”carburante” per il corpo. Io adoro la pizza, potrei anche mangiarne due alla volta! Quando torno a casa in Liguria – aggiunge ridendo – è difficile resistere a quello che prepara mia nonna!».

 

Che qualità bisogna avere per essere Prima ballerina e che consigli puoi dare per diventare tale?

«Le qualità non sono tanto diverse da quelle necessarie per diventare ballerina in generale. Forse, avere una disciplina ancora più severa perché quando sostieni un ruolo principale hai su di te la responsabilità di tutta la compagnia. Non è la stessa cosa, invece, se sei una ballerina di seconda fila e magari qualche volta puoi anche permetterti di uscire la sera prima dello spettacolo.

L’unico consiglio che mi sento di dare, e lo do per esperienza, è che bisogna guardare sempre avanti, dritti alla meta, perché tanto ci sarà sempre qualcuno che troverà da ridire. Il mondo dello spettacolo è molto competitivo. Quando ero più giovane certe critiche mi pesavano di più, mi toglievano un po’ di fiducia nelle mie capacità ma poi quando ho scoperto che comunque vada bisogna andare avanti ho ripreso la fiducia che avevo prima. Devi ballare per te stesso e per il pubblico, non per provare a qualcuno quello che sai fare. Il direttore artistico ti ha scelto per il tuo talento. Tutte le ballerine sono diverse, ognuna ha i suoi punti di forza, bisogna essere intelligenti al punto da cercare di riconoscerli e di svilupparli il più possibile in modo naturale».

Info-spettacolo

”Danser Beethoven”

Salle Wilfrid-Pelletier, Place des Arts

19, 20, 21 febbraio, ore 20:00

22 febbraio ore 14:00 e ore 20:00

23 febbraio ore 14:00

Info e biglietti: https://grandsballets.com/fr/

Tel. : 514-849-0269.