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15:11pm21 aprile 2020 | mise à jour le: 21 aprile 2020 à 15:11pmReading time: 4 minutes

Quando #andrà tutto bene diventa #ça va bien aller

Quando #andrà tutto bene diventa #ça va bien aller
Photo: Foto cortesia Gabriella CucinelliL'arcobaleno disegnato da Léonard e Margot

Intervista a Gabriella Cucinelli, creatrice del messaggio più famoso del momento

Nato in Italia all’inizio di marzo per infondere un messaggio di speranza, lo slogan #andrà tutto bene, accompagnato dall’arcobaleno, è diventato presto la frase simbolo della battaglia contro il coronavirus diffondendosi, grazie ai media sociali, altrettanto rapidamente, quanto l’epidemia, in tutto il mondo.

Lo slogan con il disegno ha attraversato anche l’Atlantico atterrando nelle case, nelle finestre e nei balconi di tutto il Québec dove, grazie alla signora Gabriella Cucinelli, un’italiana residente nella città di Québec, di professione educatrice per l’infanzia, si è trasformato nel popolarissimo #ça va bien aller!

Gabriella Cucinelli

«Leggendo ogni giorno i giornali italiani – racconta Gabriella, madre di due bambini, Léonard, 7 anni e Margot, 5 anni – e vedendo quello che stava succedendo nel mio paese d’origine dove il Primo ministro Conte aveva messo l’Italia in quarantena per evitare la propagazione del virus, pensando che anche qui in Québec si stavano preparando le misure di isolamento, mi sono preoccupata per la mia famiglia in Italia, mia madre, mia sorella, mio fratello, per i miei amici e ho trovato un senso di conforto nel messaggio #andrà tutto bene e nel disegno dell’arcobaleno. L’ho trovato molto bello e rassicurante, allora mi è venuta l’idea di contattare i creatori di questo slogan nato per iniziativa di una mamma di Bologna e diffusosi poi, in particolare, grazie all’organismo Progetto Infanzia, per poterlo introdurre, con i dovuti aggiustamenti, anche in Québec.

Avendo avuto l’ok – continua Gabriella – ho chiesto ai miei due bambini di disegnare un arcobaleno, anche per incoraggiare i loro cuginetti in Italia, e poi ho pensato di tradurre lo slogan in ça va bien aller piuttosto che in tout ira bien, come avrebbe dovuto essere rispettando una traduzione più letterale, perché mi sembrava che il primo aderisse meglio al modo di parlare, dei quebecchesi.

Léonard e Margot

Quando i miei figli hanno ultimato il disegno, un arcobaleno a sei colori, in ordine sparso, invece che i tradizionali sette degradanti dal rosso al viola, con le loro nuvolette alla base, l’ho mostrato agli organizzatori e poi l’ho postato sulla mia pagina facebook condividendolo anche su un’altra pagina utilizzata da molte educatrici, molte mamme e persone che lavorano con l’infanzia.

#ca va bien aller si è diffuso rapidamente ai 4 angoli del Québec ed è diventato subito un messaggio di speranza, di incoraggiamento e di conforto per tutti, provocando lo stesso effetto che ha fatto a me quando l’ho visto per la prima volta».

Le radici italiane

Gabriella è nata in Svizzera da genitori originari di Giuliano di Lecce, frazione di Castrignano del Capo, nella zona del Salento. «Dopo pochi mesi dalla mia nascita – spiega – siamo tornati in Puglia dove sono cresciuta e dove ho fatto i miei studi fino ad ottenere la laurea in Pedagogia per l’infanzia presso l’Università di Lecce. Grazie ad una borsa di studio in Francia ho conosciuto un quebecchese che in seguito è diventato mio marito. Nel 2012, avendo ottenuto il permesso di residenza permanente, decidemmo di trasferirci a Québec dove sono nati i nostri due figli e dove ho inziato a lavorare come educatrice».

 

Si aspettava un tale successo per #ça va bien aller?

«Quando ho visto la sua rapida diffusione e rilevato che molte imprese se ne erano appropriate per fini commerciali ho deciso – afferma Gabriella – di depositarne il marchio perché deve servire solo a fini di speranza e di incoraggiamento. Lo slogan e il disegno non sono nati per fini di lucro, per cui ho chiesto a tutti coloro che lo avessero usato, o che hanno intenzione di usarlo, di fare un dono a “La Cantine pour tous”, un organismo, con ramificazioni in tutto il Québec, che si occupa di sicurezza alimentare per le persone più vulnerabili, in particolare bambini e anziani, con cui ho concluso un accordo, oppure ad un altro organismo o causa a scopo benefico. Io non gestisco doni, non vendo prodotti derivati, né percepisco profitti. Quando insieme a Leonard e Margot abbiamo messo l’arcobaleno alla finestra – prosegue l’insegnante – non c’era dietro un calcolo particolare. C’era solo l’intenzione di dare, di trasmettere un messaggio di speranza e di incoraggiamento. Vedere tale messaggio ovunque, anche sui ponti di Montréal, all’aeroporto, nella città di Québec o altrove è una cosa che mi fa molto piacere e mi inorgoglisce. In fondo ho solo preso un pezzo di arcobaleno e gli ho fatto attraversare l’Atlantico!»