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14:11pm13 maggio 2020 | mise à jour le: 13 maggio 2020 à 14:11pmReading time: 5 minutes

Marcella Ercole e la didattica a distanza

Marcella Ercole e la didattica a distanza
Photo: Foto cortesiaMarcella Ercole insegna in una terza elementare a Magione, vicino Perugia

La “sorpresa” del coronavirus e l’insegnamento sull’asse Montréal-Italia

Giunta a Montréal l’8 febbraio per trascorrere un paio di mesi in compagnia della figlia Sara che a breve sarebbe diventata mamma, Marcella Ercole, insegnante di scuola elementare a Magione, comune sulle sponde del Lago Trasimeno a pochi chilometri da Perugia, mai avrebbe pensato di terminare il suo anno scolastico a Montréal anziché, come avrebbe dovuto essere, in Umbria.

Sorpresa dal rapido diffondersi della pandemia di coronavirus, il suo viaggio di ritorno in Italia, previsto per il 13 aprile, è stato annullato costringendola a rivedere i suoi programmi, in tutti i sensi, compreso quello scolastico.

«Avendo terminato il mio periodo di congedo – racconta Marcella – ho potuto riprendere il mio lavoro ma a distanza come, del resto, è stato anche per tutte le scuole in Italia rimaste chiuse a causa della pandemia».

Marcella insegna ad una terza elementare, nel plesso scolastico di San Feliciano che dipende dal Circolo didattico di Magione. È una maestra “prevalente”, ovvero insegna tutte le materie tranne matematica e religione.

«Praticamente, facendo ogni mattina una levataccia, vista la differenza di fuso orario, mi collego per tre volte a settimana con i bambini della mia classe e una volta a settimana con gli altri docenti per la programmazione, oltre agli incontri con la dirigente. Poi ci sono i compiti, la loro correzione, gli orari da preparare per la settimana successiva, le valutazioni e tutte le altre incombenze.

Già in precedenza – continua Marcella, originaria di Comiziano, in provincia di Naspoli – avevamo avuto dei corsi di formazione sulla didattica online. A giugno ce ne sarà un altro, molto più approfondito, in modo da trovarci pronti per settembre in caso le scuole non possano riaprire.

La didattica online è molto impegnativa. Richiede una grande preparazione e più tempo rispetto a quando si possono insegnare le cose direttamente in classe. Ma in questo momento, oltre alla didattica è fondamentale curare anche l’aspetto psicologico perché i bambini sono più vulnerabili e stanno subendo questa situazione. L’importante – aggiunge l’insegnante – è non fare lezioni noiose ma presentarle in un modo accattivante anche se, ovviamente, niente può rimpiazzare il rapporto diretto e la vicinanza con i bambini. È un sapere, quello delle scuole elementari, che non si apprende solo in un libro, si costruisce giorno dopo giorno, con il rapporto diretto. Ora però data la situazione d’emergenza, dobbiamo ricorrere ad altri metodi. Tutto si fa, l’importante è andare avanti fino alla fine dell’anno scolastico previsto intorno alla metà di giugno e non scoraggiare questi ragazzi»

 

Che effetto le ha fatto, a lei e ai suoi alunni, riprendere le lezioni a distanza?

«Mi sono emozionata più di loro. Ho dovuto nascondere le lacrime, non riuscivo nemmeno a parlare. Fortunatamente ero in compresenza della mia collega di matematica che ha rotto il ghiaccio. Mi mancava molto la loro presenza ma mi sono accorta che anch’io mancavo loro. Mi hanno accolta con i cartelloni con su scritto: “Bentornata maestra!”, “Ti vogliamo bene!” e poi mi chiedevano della mia nipotina appena nata. È stato davvero commovente. Mi hanno fatto tante domande sul Canada e su Montréal e ne ho “approfittato” per parlare anche un po’ di geografia, delle distanze, dei fusi orari, degli oceani e così via».

 

Come può definirla questa sua esperienza?

«Forse non posso utilizzare la parola “bella” perché si tratta comunque di confinamento. Però, presa come esperimento di didattica a distanza si tratta sicuramente di un modo diverso di fare scuola. Noi tutti auspichiamo un rapido ritorno alla normalità però anche questa è un’esperienza significativa. Ho spiegato ai bambini che entreranno nei libri di storia perché questo momento verrà studiato e loro ne sono protagonisti».

 

Cosa ne pensa della riapertura delle scuole in Québec?

«Il fatto che il ritorno a scuola sia facoltativo non è una cosa buona perché credo sia necessario seguire una linea che risulti uguale per tutti altrimenti diventa un discorso d’elite. La scuola si pone come ente che garantisce il diritto di apprendimento nella stessa misura per tutti i bambini. In tal modo mi sembra che la scuola venga vista più come un elemento di supporto alla famiglia, come un luogo dove “parcheggiare” i propri figli mentre i genitori lavorano piuttosto che un luogo d’istruzione. La scuola è l’ente formativo ed educativo dello stato, quella è la sua vera finalità. L’insegnante ha studiato per insegnare non per fare la badante!»

 

La quarantena

Ohi ohi ohi… questa lunga quarantena

ci ha fatto uscire dalla scena.

Che peccato… ci manca tanto l’altalena

e un gran gelato all’amarena.

Tutta colpa di questo virus

che non tifa la Juventus!

Si è messo in testa una corona

e la fa da padrona!

Ognuno indossa la mascherina

che ci protegge da sera a mattina.

Mettiamo un guanto su ogni mano

per tenere il virus lontano lontano.

Usiamo tanto il disinfettante

che per il virus è soffocante.

Ma molto presto sparirà,

correremo di qua e di là

e festeggeremo per la felicità!

 

Circolo didattico di Magione (Perugia)

Plesso di San Feliciano, Classe terza

Insegnante Marcella Ercole

Lavoro collegiale elaborato durante una lezione a distanza:“Inventiamo una poesia”