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Testimoni del risorto

“Avrete forza dallo Spirito Santo…. E mi sarete testimoni a Gerusaleme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra”.

Queste sono le parole che gli Apostoli ricevono nel mandato che ci è presentato nella Bibbia. Testimone è colui che ha visto qualche cosa e che fa fede di ciò che ha visto. Però, nel linguaggio bibblico, è qualcosa di più, è colui che si impegna personalmente per ciò che ha visto e ha capito.

La testimonianza degli apostoli riguarda la persona di Gesù, la sua potenza, la sua vita, la sua capacità di costruire un’umanità nuova, di rifare un’esistenza al ladro che sulla croce sta per cadere nella disperazione, di ricostruire relazioni nuove  basate sul servizio, sulla gratuità, sull’amicizia. 

Gesù sa che la vita della chiesa è lunga e che c’è bisogno non soltanto della memoria del passato, ma anche di una esperienza nel presente: ed ecco il dono dello Spirito. 

La forza dello Spirito è descritta come la forza che dà gioia, pace, serenità, amabilità, fiducia; quando sentiamo che ci manca in noi qualcuna di queste cose, vuol dire che dobbiamo riattualizzare la forza dello Spirito Santo.

E quanti testimoni di Cristo risorto nella storia della chiesa! Pensiamo ai 21 cristiani copti sgozzati dalle forze dell’Isis in Egitto alcuni giorni fa; a tante persone uccise solo perché professano la fede cristiana. In quasi tutte le nazioni del mondo dove ci sono cristiani, ci sono anche martiri, testimoni della risurrezione, dell’immortalità della persona umana. 

Un grande esempio di profonda testimonianza cristiana è Massimiliano Kolbe, un frate polacco, condannato a morire di fame nel campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia, durante la seconda guerra mondiale. In questo campo un detenuto riesce a fuggire e gli sbirri nazisti si vendicano scegliendo 10 tra i prigionieri per farli morire di fame in un bunker. Era la maniera nazista per dare una lezione a quelli che avevano l’intenzione di scappare dal campo. Tra questi 10 c’è anche un papà di famiglia che, disperato, piange e chiama moglie e figli. Ed ecco Padre Kolbe, francescano, anche lui rinchiuso in quel campo di morte, si fa avanti e chiede di morire, di morire al posto di quel papà di famiglia. Lo scambio viene accettato.

Padre Kolbe, rinchiuso in una cella, senza acqua e cibo, muore per un gesto d’amore, non di disperazione. Comprendiamo allora una verità profonda: si può essere viventi, risorti, prima della morte, quando si agisce per amore, proprio perche c’è in ciascuno di noi una forza interiore, un potere innato, che ci supera, che ci trasforma. Come nell’universo, anche in noi ci sono energie, poteri, che se fruttificati, trasformati, ci permettono di “nascere di nuovo”, come dice Gesù.

La prima nascita non è definitiva: è soltanto la capacità di diventare persona, persona immortale.  Però bisogna passare per la seconda nascita per divenire veramente noi-stessi, per realizzare la nostra vocazione. Quanto è ammirabile questa realtà! L’uomo deve nascere due volte: la prima nascita è passiva, senza scelta, imposta; la seconda è  scelta da noi, e si fonda sul dono, sulla gratuità, sull’amore.  Si entra così nell’immortalità e si testimonia il Cristo risorto per l’eternità: il proprio essere diventa l’espressione di una presenza divina, eterna. Ci rendiamo conto che la morte di Massimiliano Kolbe si trasforma in vita, in risurrezione, come quella del Cristo, crocifisso per amore.

Buona Pasqua!

La Rédaction


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