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14:17pm16 giugno 2020 | mise à jour le: 16 giugno 2020 à 14:17pmReading time: 5 minutes

80º anniversario dell’internamento degli italo-canadesi durante la Seconda guerra mondiale

80º anniversario dell’internamento degli italo-canadesi durante la Seconda guerra mondiale
Photo: Foto cortesiaLa storica e studiosa della comunità italiana Joyce Pillarella nell'Archivio di Ottawa

Joyce Pillarella: «Il dovere di ricordare». La dichiarazione del Ministro David Lametti

Una delle pagine più oscure della storia della comunità italiana in Canada è stata quella scritta il 10 giugno del 1940, giorno in cui l’Italia entrò in guerra a fianco della Germania contro gli alleati e contro il Canada.

Nei minuti che seguirono tale dichiarazione, il Governo del Canada, in virtù della promulgazione della “Legge canadese sulle misure di guerra”, ordinò alla GRC (Gendarmeria Reale del Canada) di sottoporre a misure restrittive circa 31.000 canadesi d’origine italiana e di arrestarne e portarne nei campi di concentramento circa 600, considerati una minaccia alla sicurezza nazionale.

80 anni dopo, la “ferita” è ancora aperta anche se in via di guarigione. Il balsamo che potrebbe guarrirla, se non definitivamente almeno in buona parte, sarebbe dovuto venire questo mese grazie alla “Scuse ufficiali” che il Primo Ministro Justin Trudeau avrebbe dovuto pronunciare in Parlamento a nome del Governo del Canada. Ma la pandemia di coronavirus ha deciso diversamente rinviando l’appuntamento a data da destinarsi.

Ma 80 anni dopo, le ferite sono veramente guarite? E cosa significa ricordare quei momenti?

Lo abbiamo chiesto a Joyce Pillarella, insegnante, storica della tradizione orale, specializzata nello studio della storia degli italiani di Montréal e, in particolare, del periodo dell’internamento, argomento su cui ha scritto anche un libro in cui ha raccolto numerose testimonianze.

«È una risposta molto personale, dipende dalle singole famiglie – spiega – e dal loro tempo di guarigione. Ma la presentazione delle scuse è una cosa che sicuramente aiuterà a guarire e a voltare pagina. Perché? Perché il Primo Ministro Trudeau, e con lui molti altri parlamentari di origine italiana, tra cui il Ministro della Giustizia David Lametti che ha svolto un ruolo cruciale, non le farà tanto per farle. Le farà dopo un lungo processo passato attraverso l’ascolto della famiglie, delle loro testimonianze, attraverso la conoscenza di quello che è successo veramente in quel periodo. La gente guarisce quando viene ascoltata perché il silenzio nasconde le ingiustizie. Molti di noi si sono chiesti: cosa avremmo potuto fare di più per aiutare i nostri genitori in questa o quella circostanza? Parlarne ed essere ascoltati. Questo è uno di quei momenti importanti, che aiutano a sentirsi più sollevati e ad andare oltre le sofferenze personali».

Ricordare, inoltre, è importante – prosegue Joyce – soprattutto se pensiamo al linguaggio utilizzato in quel periodo e a quelle due parole infamanti con cui furono bollati i 31.000 italo-canadesi: “Enemy alien, nemici stranieri”, due parole pesanti, piene di “veleno” perché hanno cambiato il punto di vista della gente sugli italiani. Quando tu chiami gli italiani “nemici stranieri” ciò cambia il punto di vista della gente. È importante sapere che le liste con i nomi dei “nemici stranieri” erano compilate da agenti della GRC espressamente pagati per questo lavoro. Quindi, più ne mettevano e più guadagnavano e non ci andarano tanto per il sottile. Le liste, inoltre, non furono mai controllate, gli agenti vi scrivevano sopra ciò che volevano tra cui quelle due famose parole e ben altre ancora come: “quinta colonna”, “propagandista”, “anti-british”, “potential saboteur”, finendo per influenzare l’opinione pubblica. A forza di scriverlo e di ripeterlo la gente finiva per credere veramente che gli italiani fossero dei nemici, quelle parole diventarono tossiche come un veleno».

 

Perseguitati e privati dei loro diritti

«Nel 1939 – prosegue la storica – il Governo del Canada approvò i cosiddetti “Regolamenti concernenti la difesa del Canada”, dotando praticamente il Ministro della Giustizia di poteri illimitati in base ai quali poteva imprigionare, privare dei diritti e sequestrare i beni di chiunque fosse sospettato di essere un nemico del Paese. Visto che gli italo-canadesi avevano la “colpa” di essere nati in paesi come l’Italia, in guerra con il Canada, gli italiani furono considerati automaticamente nemici, anche coloro che vivevano e prosperavano da anni in Canada dando lavoro a moltissima gente come Alfredo Sebastiani che aveva creato una fiorente fabbrica di scarpe.

Gli arrestati non avevano fatto assolutamente nulla. Non ebbero nemmeno un processo, alcuni giudici tentarono di dirlo ma furono subito smentiti dai rapporti di polizia e dai Regolamenti.

L’ironia in tutto questo è che mentre il Canada andava a combattere in Europa per difendere la democrazia, nel suo proprio territorio la democrazia andava a farsi benedire!

La cosa ancora più ironica, una specie di giusta legge del contrappasso, è che oggi, il Ministro della Giustizia del Canada si chiama David Lametti, il quale ha fatto un enorme lavoro per aiutare le famiglie delle vittime ad ottenere almeno giustizia morale. Riconoscere gli errori del passato – conclude Joyce – non è mai facile. Ogni nazione ha qualcosa da “riparare”, per farlo ci vuole coraggio e una buona dose di umiltà».

 I “nemici stranieri”

Gli italo-canadesi designati come “nemici-stranieri” furono circa 31.000. Di questi 20.000 erano di Montréal.

Gli internati nei campi di concentramento furono 600 tra cui anche 4 donne. Di questi 200 circa provenivano da Montréal.

 

La dichiarazione del Ministro David Lametti

“In qualità di parlamentare italo-canadese e Ministro della Giustizia, sono orgoglioso di prestare la mia voce ed unirmi alla comunità italiana in tutto il Canada per commemorare l’80° anniversario dell’internamento italiano.

Il Ministro delal Giustizia David Lametti

Siamo stati tutti molto colpiti dai tanti racconti che abbiamo ascoltato da parte delle famiglie di centinaia di italo-canadesi inviati nei campi di prigionia durante la Seconda guerra mondiale.

Le scuse del Primo Ministro sono un passo importante verso la chiusura di questo capitolo oscuro della storia del nostro Paese.

Come molti altri membri della comunità, sono rimasto deluso dal fatto che non abbiamo potuto procedere con le scuse, come previsto, a causa del COVID-19.

Voglio assicurare ai membri della famiglia e ai membri della comunità che si tratta di un evento di importanza storica che andrà avanti in un momento in cui saremo tutti in grado di riunirci di nuovo in sicurezza.

Fino ad allora, incoraggio tutti a rimanere in salute durante questa pandemia. Lo faremo insieme!”