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Il Senato ha detto “sì” alla riduzione dei parlamentari

Il Senato ha detto “sì” alla riduzione dei parlamentari
Photo by: ansaL'Aula del Senato

Con 185 voti favorevoli, 54 contrari e 4 astensioni, l’Assemblea del Senato ha approvato la settimana scorsa, in prima deliberazione, il disegno di legge costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari, nel testo proposto dalla Commissione Affari costituzionali. Il testo passa ora all’esame della Camera.

Il ddl modifica gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione, prevedendo la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 – di cui 8 per l’estero anziché 12 – e del numero dei senatori da 315 a 200 – di cui 4 per l’estero anziché 6.
La modifica costituzionale si applicherebbe dal primo scioglimento o cessazione delle Camere, ma non prima di sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge.

I commenti

«Oggi è una giornata storica, posiamo la prima pietra per un Parlamento più efficiente, meno costoso. 345 parlamentari in meno, in questi decenni tutte le forze politiche di destra e di sinistra ce lo avevano promesso e non lo avevano mai fatto. Noi manteniamo anche questa promessa», ha commentato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro. «Significa – ha aggiunto – non solo un Parlamento più spedito, più efficiente, meno burocratico, ma anche un Parlamento meno costoso: mezzo miliardo di risparmi a legislatura, 300mila euro al giorno».

Di tutt’altro avviso il Pd, il partito d’opposizione, e soprattutto gli esponenti eletti all’estero come Francesca La Marca, deputata della circoscrizione Nord e Centro America.
«È stato respinto – affermano gli eletti del Pd all’estero in un comuncato congiunto – l’emendamento dei senatori PD, che chiedeva di non intaccare il numero già basso di 18 eletti, in linea con le richieste che in queste settimane sono venute dalle nostre comunità e dal Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE), intervenuto formalmente più volte per scongiurare tale esito. Il nostro emendamento è stato sostenuto anche da Forza Italia e da Fratelli d’Italia, che però hanno poi votato a favore dell’intero provvedimento. Il MAIE, che non ha detto una parola durante l’intero iter parlamentare ed è stato assente alle votazioni, resta fedele alla regola: stare sempre dalla parte del più forte e del potere, ma non assumersi mai una responsabilità, nemmeno quando sono in gioco i diritti fondamentali degli italiani all’estero.

Tutto è più chiaro – si legge nel comunicato – non solo in relazione alle posizioni dei gruppi parlamentari. Non è stato, infatti, un incidente di percorso, ma un progetto di ridimensionamento della rappresentanza estera, che ha trovato una precisa esplicazione nelle parole del relatore del provvedimento, il Sen. Calderoli: “Sono uno dei pochi che ha votato contro la legge Tremaglia, se fosse dipeso da me, io gli eletti all’estero li avrei aboliti del tutto”.
Gli italiani all’estero per questo governo sono estranei e lontani e, talvolta, addirittura “stranieri”. Ma non finisce qui. La legge di revisione costituzionale – si legge alla fine del comunicato – passerà ora alla Camera e poi avrà altri due passaggi parlamentari. Dobbiamo tutti moltiplicare gli sforzi e l’impegno, a qualsiasi livello, per riaprire lo spazio che i gialloverdi (M5S e Lega) stanno chiudendo e difendere i diritti degli italiani all’estero, in nome di un principio di reale cittadinanza e degli interessi veri dell’Italia nel mondo».
(Fonti: Agenzia Aise e Ufficio dep. Francesca La Marca)

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