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17:24pm3 novembre 2020 | mise à jour le: 3 novembre 2020 à 17:24pmReading time: 4 minutes

Lingua e cultura italiana, platea mondiale

Lingua e cultura italiana, platea mondiale
Photo: Foto cortesiaSara D'Isanto insegna italiano all'IIC di Montréal e al PICAI

Sara d’Isanto e la seconda edizione della Giornata dello studente di lingua italiana

Dal 19 al 25 ottobre scorsi si è tenuta la XX edizione della “Settimana della lingua italiana nel mondo” che quest’anno aveva come tema “L’italiano tra parola e immagine: graffiti, illustrazioni, fumetti”.

All’appuntamento non poteva certo mancare Montréal una delle città nel mondo dove non è poi così raro sentir ancora parlare la lingua di Dante. Grazie al patrocinio del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Montréal l’iniziativa è stata celebrata con diversi eventi tra cui la seconda edizione della “Giornata dello studente di lingua italiana”, ideata da Sara D’Isanto, docente d’italiano, che in realtà si è svolta virtualmente in due giornate.

«Durante la prima giornata, quella del 19 ottobre scorso – spiega Sara D’Isanto che insegna sia all’IIC che al PICAI – i “miei” studenti, dato il tema della “Settimana”, hanno presentato una mostra virtuale di illustratori italiani. Dapprima hanno fatto una ricerca sul mondo dell’illustrazione italiana scegliendo 3 autori a testa, poi li hanno contatti per intervistarli ed in seguito hanno preparato l’esposizione presentando le loro opere, le loro biografie e, appunto, le intervista. Nella giornata del 21 è stata la volta degli studenti d’italiano delle mie colleghe Chiara Menorello e Giada Licastro che insegnano rispettivamente a Padova e Malaga.

Ci ha sorpreso il fatto che c’è stata una grande partecipazione da parte degli illustratori italiani che hanno risposto con entusiasmo alle sollecitazioni degli studenti. Tra di loro hanno risposto anche nomi prestigiosi del mondo dell’illustrazione come, ad esempio Emilano Ponzi che ha disegnato il manifesto del Premio Strega 2020. La mostra sugli llustratori– precisa Sara – si può vedere fino al 22 novembre sul sito della Giornata: http://giornatastudentelinguaitaliana.com».

 La formula virtuale

«Ma abbiamo avuto una grande risposta e una grande partecipazione – prosegue Sara – non solo da parte degli illustratori ma anche da parte di studenti e insegnanti proprio perché se da un lato la pandemia ci ha privato dell’incontro fisico presso l’IIC di Montréal, come è stato per l’edizione dello scorso anno, dall’altra la formula virtuale permette di raggiungere studenti e docenti, o chiunque è interessato ad un evento del genere, ovunque si trovino del mondo. Abbiamo già avuto, sia tra insegnanti he studenti, molte richieste di partecipazione per il prossimo anno. Dunque, possiamo dire che la “Giornata” è stata un successo».

 Chi sono i tuoi studenti e che interesse c’è a Montréal per la lingua italiana?

«Ce n’è molto. Premesso che insegno prevalentemente agli adulti, la maggior parte dei miei studenti – continua Sara – sono quebecchesi, francofoni che studiano l’italiano principalmente per amore e per interesse verso la nostra lingua e la nostra cultura, o perché fanno spesso dei viaggi in Italia e vogliono parlare la lingua del posto oppure perché il loro coniuge è d’origine italiana e vogliono essere “all’altezza” della situazione. Poi ci sono coloro che lo studiano per i legami della nostra lingua con la musica e l’opera o perché hanno a che fare con il mondo della Chiesa. L’italiano è una lingua che si studia più per cultura che per un impiego di “utilità” come può essere ad esempio l’inglese».

Cervelli in fuga?

Sara è nata a Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli, è cresciuta, ha studiato e iniziato a lavorare a Perugia. Nel 2013 ha deciso di trasferirsi a Montréal per vivere una nuova fase della sua vita.

Cervello in fuga? «No, non mi sento tale. Io e mio marito (il regista Luigi Capasso, n.d.r.) siamo arrivati qui per fare un’esperienza. Entrambi, anche se sottopagati, lavoravamo in Italia. Ma il desiderio di vedere cosa c’è fuori della porta di casa, di vedere quello che il mondo offre, di conoscere altre culture e altri modi di fare era troppo forte.

Non è solo il fatto di lavorare e di guadagnare dei soldi, ma è proprio l’approccio al mondo del lavoro, le possibilità che si hanno e che si aprono. Le cose che sono riuscita ad organizzare finora in questi 7 anni non sarei mai riuscita a farle o a realizzarle in Italia. Tutto sembra più facile e più fluido anche se, ovviamente anche qui esistono delle difficoltà. Non avrei mai potuto fare questo evento in Italia perché stando lì non avrei mai avuto la mentalità giusta per realizzarlo, quella mentalità che, con gli stimoli giusti, si è formata qui strada facendo».