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16:01pm19 gennaio 2021 | mise à jour le: 19 gennaio 2021 à 16:01pmReading time: 5 minutes

Fabbricare tessuti per il mondo di oggi

Fabbricare tessuti per il mondo di oggi
Photo: Foto cortesiaDemetrio Santoro accanto ad uno dei macchinari per la produzione di tessuti

Intervista a Demetrio Santoro proprietario della Primotex

Specializzata nella fabbricazione e produzione di tessuti di qualità per gli usi più diversi, dal mondo dello sport a quello per il tempo libero, dai tessuti per usi medicali a quelli per il mondo del lavoro, la Primotex è stata fondata da Demetrio Santoro nel 1985.

La sua è una storia di perseverenza, di successo e di capacità imprenditoriali che hanno dato e continuano a dare lustro alla nostra comunità.

«Quando ho iniziato a fare questo genere di cose, prima con la DS Meeting e poi con la Primotex una delle prime cose che abbiamo fatto – racconta Demetrio, originario di Potenza – è stato il processo della “sublimazione” (stampa su supporti tessili). Usavamo come base la carta “stampata” perché a quei tempi non esistevano ancora i sistemi digitali. Poi abbiamo aggiunto altre macchine per la maglieria e ci siamo specializzati nella produzione di tessuti per lo sport, a cominciare da magliette e pantaloncini per il calcio.

Sono stato il primo – afferma fieramente – a fabbricare in Nord America i tessuti in poliestere per il calcio. Era il 1979. A Montréal il calcio cominciava lentamente ad affermarsi mentre a Toronto andava già forte. Proprio a Toronto incontrai due scozzesi e un altro italiano che fabbricavano tute e magliette usando il cotone ed il rayon, tessuti che assorbono il sudore ma non lo espellono mantenendo il corpo freddo. Allora la parola poliestere sembrava quasi una … parolaccia!

Una veduta della Primotex a Laval

Piano piano – aggiunge – hanno iniziato a credere ai miei prodotti e da allora, per una decina d’anni, sono stato il solo in America del Nord a fare tessuti per il calcio.

Dal calcio abbiamo iniziato a fare tessuti per gli altri sport, l’hockey, il ciclismo e così via e con l’avvento della tecnologia digitale ci siamo specializzati sempre di più nella produzione di questo tipo di tessuti ma anche di quelli cosiddetti “tecnici”, grazie ai nostri macchinari all’avanguardia. Per “tecnici” intendo i tessuti per uso medicale, resistenti, leggeri, con proprietà antibatteriche e traspiranti, oppure quelli che offrono una protezione contro i raggi UV utili per chi lavora all’esterno, tessuti ecologici fatti senza prodotti chimici.

Sono stato uno dei principali fornitori di Louis Garneau, il ciclista che poi ha creato la sua linea di articoli e abbigliamento sportivo ed ho venduto ai grandi marchi come Nike, Adidas e ad altre compagnie in Canada e negli Stati Uniti».

 

La competizione cinese

«All’inizio della pandemia – prosegue Demetrio – abbiamo fabbricato un po’ di mascherine poi sono iniziate ad arrivare quelle dalla Cina e ci siamo resi conto che, dal punto di vista economico non valeva più la pena produrle. Conosco molto bene il mercato e gli industriali cinesi. Ci sono stato molte volte e alcuni di loro sono diventati degli amici. La filosofia economica ed industriale della Cina è diversa dalla nostra. I cinesi possono vendere sotto costo perché il governo li sostiene finanziariamente, mentre per noi non è così, con quello che vendiamo dobbiamo guadagnarci il pane. Fino ad una decina di anni fa l’Italia era tra le principali esportatrici di macchinari per l’industria tessile. Ora non lo è più. I cinesi hanno copiato tutto e vendono di tutto sia per il mercato interno, che è enorme con una popolazione di un miliardo e 400 milioni di persone, sia per quello esterno».

 

La relève e l’emigrazione

La fabbrica e gli uffici della Primotex, che ha 22 impiegati e un giro d’affari che si aggira intorno ai 5 milioni l’anno, si trovano a Laval. «Ora – afferma Demetrio – sto preparando la relève. Io ho quasi 72 anni e non ho figli. Mio cognato e mio nipote, mi stanno affiancando ed io sono sempre con loro per trasmettere le mie conoscenze. Ho fatto il giro del mondo diverse volte e di esperienza ne ho da vendere».

I locali della Primotex

Demetrio Santoro è emigrato a Montréal che aveva quasi 21 anni. «Ho studiato ingegneria all’Università di Napoli ma a quei tempi – racconta – si scioperava sempre. Avevo fatto i documenti per emigrare sia in Australia che in Canada. Ho avuto il visto per entrambi i paesi ma visto che conoscevo già il francese alla fine ho deciso di venire a Montréal. Quando sono arrivato ho cercato di trovare lavoro nel mio campo di studi, l’elettricità, ma non riuscivo a trovarlo perché non conoscevo l’inglese. Allora mi sono iscritto ad una scuola per elettricisti ma in inglese così avrei imparato allo stesso tempo la lingua e i termini tecnici.

In seguito ho iniziato a lavorare per una compagnia di maglieria e poi per una compagnia tessile per la quale sono diventato general manager finché, dopo varie altre vicende, ho deciso di mettermi in proprio».

Demetrio Santoro ha sempre risposto “presente” per la comunità italiana aiutandola come e quando può. Alla fine degli anni ’90 è stato eletto “Lucano dell’anno” dall’Associazione Basilucania.

Dall’alto della sua esperienza afferma che oggi il problema più grande da affrontare per chi voglia intraprendere la strada degli affari e del commercio è quello della competizione: «L’unico modo per vincerla – sostiene – è di offrire prodotti di qualità e di essere sempre in contatto con i clienti. Le relazioni personali sono molto importanti. Ci sono voluti anni per stabilirle e per mantenerle e non basta sedersi davanti ad un computer per mandare avanti un’azienda!»