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13:58pm1 giugno 2021 | mise à jour le: 1 giugno 2021 à 13:58pmReading time: 5 minutes

Aprire una discussione dentro e fuori la nostra comunità

Aprire una discussione dentro e fuori la nostra comunità
Photo: Foto cortesiaUn momento della riunione virtuale di alcuni membri di C.I.A.O.

Il collettivo “C.I.A.O. e la proposta di nominare una stazione della metro “Giovanni da Verrazzano”

La proposta di battezzare con il nome di “Giovanni Da Verrazzano” una delle future stazioni del prolungamento della linea blu (quella posta su boul. Langelier all’angolo con la via Jean-Talon Est, a Saint-Léonard), continua a far discutere.

Dopo la presa di posizione della consigliera dell’arrondissement di Saint-Léonard Lily-Anne Tremblay che, in disaccordo con i suoi colleghi, ha votato contro la mozione presentata dai consiglieri Domenic Perri e Mario Battista (poi approvata dal Consiglio d’arrondissement), suggerendo il nome di Suor Cesira Parisotto, fondatrice dell’ospedale Marie-Clarac, è ora la volta del collettivo “CIAO”, sigla di “Canadian Italians Against Oppression” ad esprimersi in merito a tale vicenda.

In un comunicato pubblicato nel loro sito (https://www.ciaomtl.com/) , inviato agli organi d’informazione e ai diretti interessati, si legge:

«Il 3 maggio 2021, il consiglio comunale di St-Léonard ha approvato una mozione suggerendo alla STM di assegnare ad una delle tre future stazioni della linea metropolitana “Blu” il nome dell’esploratore coloniale Giovanni da Verrazzano. In particolare, il consigliere Dominic Perri ha depositato questa proposta “in nome della comunità italiana”, avendo però esclusivamente l’appoggio del Congresso nazionale italo-canadese, della Casa d’Italia, dell’Associazione di imprenditori e professionisti italo-canadesi (CIBPA), e della Fondazione comunitaria italo-canadese. Noi diciamo:“non parlano a nostro nome!”. Sebbene molti e molte italo-canadesi abitano da molto tempo a St-Léonard, l’est dell’isola è composta da diverse altre comunità tra cui quella algerina, haitiana, marocchina, vietnamita, e latino-americana. Chi ha il diritto di decidere come meglio rappresentare la diversità nell’est dell’isola? Chi ha il diritto di parlare in nome degli e delle italo-montrealesi?

Nel Cinquecento, Verrazzano, in nome del re di Francia, Francesco I, esplorò la costa atlantica, dalla Florida alla Terranova; fu la prima tappa della colonizzazione francese delle Americhe. Ma com’è possibile– si legge ancora nel comunitato – che i consiglieri Perri e Battista, e le summenzionate associazioni, siano giunti alla conclusione che dare ad una stazione metropolitana il nome di un esploratore bianco, iniziatore dell’epoca coloniale, possa rappresentare le diverse comunità stabilitosi nell’est dell’isola? In che modo questa figura rappresenterebbe i nostri valori contemporanei di diversità ed inclusione?»

Di questa vicende e delle sue implicazioni ne abbiamo discusso con una dei membri di “C.I.A.O. Cassandra Marsillo, insegnante di Storia al College Dawson.

 

Cos’è “CIAO” e quali sono i vostri obiettivi?

«Siamo un gruppo, un “collettivo” di italo-canadesi, di varie età, provenienti da varie esperienze che – spiega Cassandra – si è riunito per la prima volta durante la scorsa estate ed ha tratto la sua ispirazione da un gruppo analogo di Toronto, “Italian-Canadians for Black Lives” sorto poco tempo prima con l’obiettivo di mettere al centro del loro, e anche del nostro, interesse la solidarietà nei confronti di tutte le minoranze e di tutte le comunità presenti sul territorio.

Abbiamo pensato che anche all’interno della nostra comunità esistono varie anime e varie sensibilità, e che queste differenze hanno il diritto di esprimersi e di dire la loro. Magari si notano poco all’interno della cultura “dominante” ma questo non vuol dire che non esistano come esistono, ad esempio, gli italo-canadesi LGBT o quelli che hanno genitori con etnie diverse.

Sentivamo – prosegue Cassandra – il bisogno di creare uno spazio per stare insieme, per parlare della nostra storia, della nostra cultura perché magari ci sono tanti che non si sentono rappresentati o che si sentono messi da parte, per rappresentare la diversità anche nella nostra comunità e offrire a tutti uno spazio per esprimersi».

 

Perché il nome di Verrazzano non vi convince?

«Nel nostro collettivo – spiega Cassandra – non ci sono solo giovani che non vogliono fare le cose in maniera tradizionale. C’è una grande voglia di capire le nostre tradizioni, la nostra cultura, la storia, magari da un’ottica diversa da quella che abbiamo visto con questa proposta. Abbiamo sentito parlare del nome di Verrazzano per la prima volta nel febbraio scorso. Poi il 3 maggio c’è stata la presentazione e l’approvazione della mozione da parte dell’Arrondissement di Saint-Léonard.

Nel frattempo ci siamo chiesti: c’è stata una vera discussione su questo soggetto? C’erano altre opzioni? Chi ha il diritto di parlare a nome della comunità italo-canadese? Chi ha il diritto di decidere come meglio rappresentare la diversità nell’est dell’isola?

Non abbiamo visto una discussione “trasparente” su questo soggetto. Nella mozione si legge che il nome di Verrazzano “riflette la diversità della comunità montrealese nel suo insieme”. Ma di quale diversità si parla? In che modo questa figura rappresenterebbe i nostri valori contemporanei di diversità ed inclusione?

Nella scelta dei nomi per le stazioni la STM – continua Cassandra – ha chiesto tre cose specifiche: dare priorità ai nomi femminili, alle realtà multiculturali ed ai gruppi indigeni di Montréal. Secondo noi il nome di Verrazzano non rientra in nessuna di queste tre categorie.

Crediamo che sia arrivato il momento di aprire un vero dibattito, una discussione trasparerente con tutte le persone interessate. Abbiamo contattato diversi organismi culturali di Saint-Léonard e inviato il nostro comunicato alle suddette organizzazioni italiane che hanno caldeggiato il nome di Verrazzano e dalle quali non abbiamo ricevuto  nessuna comunicazione. È difficile, per noi, capire quale parte della storia di questo navigatore di 500 anni coincida con la “nostra” storia, la storia delle nostre famiglie, della nostra comunità e delle nostre esperienza qui a Montréal e particolarmente a Saint-Léonard. Proponiamo anche di creare una lista pubblica di nomi; chiunque può dare il suo contributo. Abbiamo, infine, messo online una petizione contro la scelta di questo nome e per sapere se ci sono opzioni alternative: https://forms.gle/r6XDidz7zMHDdyvo8  Una cosa è certa: aprire una discussione – conclude Cassandra – non fa mai male».

 

 

 

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