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15:35pm30 agosto 2011 | mise à jour le: 30 agosto 2011 à 15:35pmReading time: 8 minutes

Lingua e cultura italiana, un bene prezioso da conservare

Settembre, con la riapertura delle scuole, riprenderanno anche i corsi di lingua e cultura italiana. Come avviene da oltre quaranta anni, anche il PICAI e i suoi insegnanti, con la ripresa delle attività scolastiche, danno appuntamento a migliaia di ragazzi per le iscrizioni ai corsi del sabato mattina. La frequenza ai corsi, oltre che costituire un arricchimento della propria formazione, dà modo ai giovani di conoscere la lingua e la cultura della loro terra d’origine e consente di acquisire un utile strumento di lavoro. I corsi, per ragazzi dai 4 anni in su, avranno la durata di 27 settimane; le lezioni inizieranno sabato 17 settembre alle ore 9 e le iscrizioni potranno esser fatte sabato 10 settembre, dalle ore 9 alle 12, direttamente nella scuola di vostra scelta. Iscrivete i vostri figli sabato 10 settembre, in una delle scuole sparse nel territorio di Montreal e dintorni, troverete ad attendervi il direttore e gli insegnanti che saranno lieti di darvi tutta l’assistenza e le informazioni necessarie. Il PICAI offre anche corsi di lingua italiana per adulti, a vari livelli, il sabato mattina e durante la settimana.

Per ulteriori informazioni telefonare al 514-271-5590 o visitare il sito www.picai.org

 

 In occasione della riapertura dei corsi, il Corriere Italiano ha intervistato la signora Pia Maria Gaudio, presidente del PICAI, organismo che da 60 anni è in prima linea per la conservazione della lingua e della cultura italiana.

 

 Sig.ra Gaudio, quando è nato e cosa significa PICAI?

 

   «Il PICAI è nato circa 50 anni fa con l’obiettivo di fornire una formazione in vari campi professionali, per insegnare dei mestieri agli immigrati italiani che in quel periodo arrivavano numerosi dalla nostra Penisola. La sigla, infatti, significa Patronato Italo-Canadese di Assistenza agli Immigrati. In quel momento il Quebec e il Canada non erano ancora così organizzati come oggi, poi hanno cominciato ad istituire corsi professionali e organismi atti a formare i nuovi arrivati. Il PICAI allora ha “aggiustato il tiro” ed ha iniziato, insieme alle parrocchie, ad impartire corsi di francese per conto delle commissioni scolastiche, ai nuovi arrivati, per introdurli più facilmente nel sistema scolastico locale. Contemporaneamente però, non proprio in maniera ufficiale, venivano istituiti, nel sottosuolo di alcune chiese, anche dei corsi d’italiano perché i genitori a quei tempi lo richiedevano fortemente, era gente appena arrivata qui e alcuni di loro avevano paura che i propri figli potessero non capirli più.

Più tardi, alla fine del ’69, dopo una decina d’anni di attività, il PICAI ha assunto una veste ufficiale diventando un organismo incorporato secondo la legge del Quebec e da quel momento si è dedicato quasi esclusivamente all’insegnamento dell’italiano seguendo le linee e usufruendo dei primi contributi provenienti dal Ministero degli Esteri italiani. Quindi possiamo dire che in realtà, come ente che insegna lingua e cultura italiana ai figli di immigrati, il PICAI è nato alla fine del 1969».

 

Come si finanzia?

 

   «Dal 1970 il PICAI ha cominciato a ricevere contributi da parte dei governi federale, tramite il Segretariato per il multiculturalismo fattosi sensibile alla necessità di continuare a mantenere la lingua d’origine (circa 15$ per alunno iscritto ai corsi) e provinciale, tramite il ministero dell’Immigrazione e delle comunità culturali, anche lui “sensibile” alle richieste delle comunità immigrate (contributi per il pagamento delle aule); poi si è inserito anche il governo italiano che, anche su pressioni provenienti dalle comunità all’estero, ha trovato il modo di finanziare quei patronati o organismi che organizzavano all’estero e per proprio conto corsi d’italiano. In passato per autofinananziarsi sono state fatte anche delle raccolte fondi. Infine, ci sono le quote d’iscrizione.

   Poi, ad un certo punto, i governi federale e provinciale, per ragioni economiche hanno tagliato completamente i contributi mentre il governo italiano, invece, li ha incrementati e sono diventati relativamente sostanziosi fino a tre anni fa. Da quel momento i contributi sono stati drasticamente ridotti; quest’anno, per esempio, hanno assegnato un contributo di 450mila euro, tre anni fa era di 860mila euro, insomma una bella differenza. Negli ultimi 20-25 anni il PICAI ha potuto vivere grazie soprattutto al contributo del governo italiano e alle quote d’iscrizione pagate dalle famiglie».

 

Quanti studenti e insegnanti ha il PICAI?

 

   «Alla chiusura dell’ultimo anno scolastico gli studenti sono stati poco più di 2000. Negli anni si è passati dai circa quasi 5000 della fine degli anni ’70 – inizio ’80 ai 2000 di oggi. Per quanto riguarda gli insegnanti c’è da fare una premessa: i corsi del PICAI, della durata di 26 settimane, e che si tengono per tre ore il sabato mattina, con un ciclo di studi di 11 anni (i 6 anni delle scuole cosiddette elementari, più i 5 della cosiddetta scuola media, con corsi anche di scuola materna per i più piccoli) sono in tutto 165 e dunque, gli insegnanti sono 165, uno per corso, suddivisi in 17 scuole. A loro bisogna aggiungere eventualmente i supplenti e i direttori responsabili delle scuole. È possibile che laddove ci sia nel prossimo anno scolastico un numero ridotto di studenti, una scuola possa essere chiusa e gli studenti possano essere accorpati ad una classe di un’altra scuola. Negli anni 80-81 il PICAI aveva una quarantina di scuole perché la popolazione studentesca era molto più grande e c’erano oltre 300 insegnanti in servizio».  

 

 Quali sono gli obiettivi del PICAI?

 

   «L’attività principale del nostro organismo è quella di offrire corsi di lingua e cultura italiana rivolti principalmente a studenti discendenti da italiani ma aperti ugualmente a tutti coloro che desiderano imparare l’italiano, tanto è vero che abbiamo corsi anche per gli adulti (spesso sono proprio i genitori o un genitore degli studenti) che si tengono sia il sabato in alcune scuole che la sera nella nostra sede. Gli scopi e gli obiettivi generali sono quelli di promuovere, mantenere e insegnare la lingua e la cultura italiana con tutte quelle forme di attività che possono prestarsi a questo come, per esempio, il cineforum (gratuito), durante il quale si proiettano film di varie epoche,  particolarmente significativi della vita italiana. Quando è stato possibile sono stati organizzati anche campi estivi o colonie. Gestire, dunque, qualunque attività che abbia la funzione e lo scopo di mantenere e preservare questa nostra cultura, di diffonderla e farla rivivere».

 

 Quale sarà il futuro del PICAI, visto anche il calo fisiologico dell’immigrazione italiana in Canada?

 

   «Numericamente una contrazione è inevitabile perché diminuiscono sia le nascite, sia l’interesse di massa che c’era una volta da parte delle famiglie italiane. I genitori, ad esempio, sono sempre meno legati sentimentalmente all’Italia. Ci sono molti genitori che vogliono ricercare le proprie radici, vogliono mantenerle ma con un altro sentimento, non quello dell’attaccamento emotivo che potevano avere i “vecchi genitori”, con la loro paura di perdere il contatto con i figli per via della lingua. Essendo, dunque, minore l’interesse, è anche minore la richiesta ma, anche per ragioni economiche, saranno minori gli interventi finanziari dall’Italia. Ed è chiaro che se questa disponibilità economica calerà, tenderà a calare anche la “presenza” del PICAI.

   Se seguiamo la tendenza che c’è stata negli ultimi 20 anni in cui siamo passati da 5000 a 2000 studenti, c’è da prevedere che nei prossimi 10 anni gli studenti diventeranno 1000 o chissà, anche meno. Naturalmente c’è bisogno anche della volontà da parte degli amministratori di mantenere in piedi e funzionante una tale struttura ma gli anni passano per tutti e non è detto che il “ricambio” sia disposto a portare avanti lo stesso discorso. La volontà qualche volta non basta. Naturalmente, l’intenzione del PICAI è quella di mantenere per quanto possibile questo servizio offerto alla comunità italiana e a quanti si interessano alla nostra lingua e alla nostra cultura».

 

Come è cambiato in tutti questi anni l’insegnamento dell’italiano? Come sono cambiati gli studenti?

 

   «Per i professori è cambiato nel senso che abbiamo sempre meno insegnanti che hanno conseguito o fatto studi di madrelingua in Italia. La grande massa di insegnanti che è venuta qua con studi fatti in Italia ormai è invecchiata e, per ovvie ragioni, ha lasciato. Continuiamo ancora ad averne ma diventano sempre più anziani. A questi si sono sostituiti i giovani provenienti anche da studi italiani ma non necessariamente legati all’insegnamento. Poi ci sono quelli nati qui, che hanno studiato abbastanza bene l’italiano che, tuttavia, non è più la loro madrelingua. Costoro sono comunque ben preparati, hanno seguito corsi di pedagogia, didattica e portano uno sguardo nuovo, più moderno sull’insegnamento. Il PICAI ogni anno organizza percorsi di formazione per gli insegnanti i quali spesso, vista la “ritrosia” di alcuni studenti che frequentano i corsi un po’ di controvoglia perché spinti dai genitori (e per questo ogni tanto creano qualche problemino di disciplina), sono sottoposti ad uno sforzo supplementare per mantenere la disciplina e l’interesse degli studenti. In generale, comunque, possiamo dire che la classe insegnante è di buon livello».

   Un lavoro assiduo, accanito, incessante, quello del PICAI. I tempi cambiano, la società evolve, gli anni passano ma l’obiettivo, quello non cambia: conservare, per quanto è possibile, e più a lungo possibile, la lingua e la cultura italiana in Canada.