Attività
20:16pm6 settembre 2016 | mise à jour le: 6 settembre 2016 à 20:16pmReading time: 6 minutes

Un lavoro da “incorniciare!”

Nato a Montaquila, in provincia di Isernia, e arrivato a Montreal nel 1966, all’età di16 anni, Marino Cerrone ha sempre avuto nella sua vita una passione: quella delle cornici. Per Marino, l’opera d’arte è certamente quella che sta “dentro” un quadro, ma è anche, e soprattutto, quella che sta “intorno”. Quando passione e lavoro si uniscono, per più di 40 anni, e diventano la stessa cosa.  

 

Marino, come e quando ha iniziato a fare il mestiere di corniciaio?

«Un giorno, dopo aver frequentato le scuole serali, mentre andavamo al mercato Jean-Talon, passammo per la via St-Zotique davanti ad un negozio di cornici che si chiamava “Art Frame/Cadre d’art”. Rimasi molto colpito; quel tipo di lavoro suscitò subito il mio interesse. Chiesi di poter lavorare con loro ma mi risposero che non avevano bisogno; inoltre, non avevo nessuna esperienza in questo campo. Però mi resi conto che questo mestiere mi piaceva.  Così andai a lavorare per un’altra compagnia di cornici, la “Rolland Picture Frame”; ancora oggi il figlio e il nipote del proprietario, una famiglia di artisti, sono miei clienti.

Dopo una decina d’anni circa, il proprietario di “Art Frame”, dalla quale noi ci rifornivamo, morì. Così decisi di comprarla insieme ad un socio, il signor Tony Lamorgese. Ci trasferimmo a Montreal-Nord aprendo un grande atelier. Avevamo 4-5 operai e anche mia moglie vi lavorava. Il mio socio andò in pensione nel 2003 e ne diventai l’unico proprietario. Dopo tanti anni di lavoro ho chiuso l’atelier poco tempo fa e ho trasferito tutto nel mio garage».

 

Perché?

«Ho 65 anni, volevo ritirarmi ma poi mi hanno convinto a rimanere in attività ancora un po’. In realtà, in questo momento per me si tratta più di un hobby che di un lavoro!»

 

Non c’è nessuno che possa prendere la “relève?”

Marino, che è sposato con Antonietta, originaria di Gildone (Campobasso), dal 1973, sospira e ride, ma è un sorriso che la dice lunga!  «Abbiamo tre figli – dice – : Mike, di 41 anni, Mena, di 36 e Carmine di 29 ma hanno preso altre strade e non sono interessati…!»

 

In genere quale legno e quali tecniche utilizza per fare le cornici?

«Nella maggior parte dei casi uso il legno di tiglio (basswood/tilleul). È un legno bianco, morbido, omogeneo, leggero, che si trova facilmente nel Quebec e si presta bene a lavori di intaglio e intarsio come nel caso delle cornici che, per l’80% sono fatte a mano nell’atelier. Vi sono delle compagnie che “producono” questo tipo di legno, lo fanno seccare per diversi giorni nei forni e quando ci arriva è secco, non si spacca, rimane integro ed è pronto per essere lavorato. Poi, in genere, applichiamo una patina speciale, la “colla di coniglio”, serve a proteggere sia la cornice che il dipinto. Alcuni la chiamano la “patine française”. Infine, per dare alla cornice un finito più bello possiamo applicare, se ovviamente il cliente lo desidera, una lamina decorativa, la foglio d’oro o d’argento».

 

Parliamo degli artisti che ha conosciuto e con i quali ha lavorato o lavora

«Il più “giovane” di tutti è il grande maestro Umberto Bruni, 102 anni! Quando negli anni ’70 comprai la “Art Frame” era già cliente di questa compagnia alla quale è rimasto fedele. È sempre rimasto contento di noi e delle mie scelte, mi lasciava fare. E per noi è sempre stato un onore servirlo. Nella maggior parte dei casi ordinava delle cornici finite alla foglia d’oro.

Poi ho fatto le cornici per i dipinti di Francesco Iacurto, un altro mio grande cliente, deceduto nel 2001. Per John Little, artista canadese nato nel 1928, ancora vivente, specializzato nelle scene urbane delle città di Montreal e Quebec, un artista molto conosciuto a Montreal.

Poi per i Montpetit: Richard, nato nel 1950, figlio di Rolland, il proprietario di “Rolland Picture Frame”, il negozio di cornici dove inziai a fare questo mestiere, e per Rapahel, nipote di Rolland e figlio di Richard, anche lui pittore molto conosciuto, gran paesaggista.

Tra i miei clienti c’è anche Carlo Cosentino, nato a Montreal, d’origine italiana. Mi dà molto lavoro perché oltre a fare le cornici per i suoi quadri le faccio anche per gli studenti della sua scuola d’arte all’Île-Bizard.  Poi ci sono Terry Tomalty, pittore montrealese d’origine irlandese; Tex Lecor, pittore, autore, compositore e interprete quebecchese; Jacques Payette un altro artista montrealese molto conosciuto e altri ancora».

 

Ma quante cornici ha fatto in 40 anni di attività …

«Tante, in effetti; tra di esse c’è anche il restauro, all’inizio degli anni ’90, di una ventina di cornici di dipinti ad olio che ornano tuttora l’edificio dell’Assemblea Nazionale del Quebec. Sono grandi ritratti di uomini politici e di personaggi importanti della storia del Quebec. I quadri sono stati resturati qui a Montreal e poi sono stati portati nel mio atelier per il restauro delle cornici alla maggior parte delle quali ho applicato una finizione a foglia d’oro.  Un bel lavoro», esclama il signor Cerrone, aggiungendo, in tutta modestia: «Per me è stato più un onore che un lavoro!

Poi voglio raccontare l’episodio del quadro del grande pittore quebechese Marc-Aurèle Fortin, un’opera che vale un milione di dollari, un dipinto dalle dimensioni imponenti, un metro per un metro e mezzo, che raffigura un paesaggio. Acquistato a Toronto è stato portato, sotto scorta della polizia, dato il suo valore, nel mio atelier. Il quadro è stato installato, sempre sotto scorta, in un edificio di una nota compagnia a Côte-des-Neiges.

Oltre alle cornici “classiche” faccio anche quelle che potrei definire “sportive”, cioè per società come i “Canadiens de Montréal” o l’Impact; si tratta delle magliette autografate dei giocatori che le società regalano, “inquadrate”, ai loro clienti, od offrono ai collezionisti o a locali come le “Cage aux Sports”».

 

Cosa le piace di più di questo mestiere?

«La manualità, lavorare il legno, la finizione delle cornici, il restauro, anche di mobili. Insomma fare le cose fatte bene, con il massimo dell’attenzione anche perché un bella cornice mette in risalto ancora di più un’opera d’arte! Questo lavoro è stato, e lo è ancora, non solo un lavoro ma una vera passione…».

Una passione destinata, vista la mancanza di “relève”, ad esaurirsi. Un vero peccato; i tempi cambiano e certi mestieri si perdono. Ma non si sa mai, se qualcuno fosse interessato a fare ancora l’antico – ma quanto nobile – mestiere di corniciaio, non deve fare altro che chiamare il signor Marino al 514-804-3605 perché questo è un mestiere… da incorniciare!