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16:04pm16 febbraio 2016 | mise à jour le: 16 febbraio 2016 à 16:04pmReading time: 7 minutes

«Niente è impossibile!»

Il Sindaco di Montreal Denis Coderre, il responsabile sport, tempo libero e comunità culturali del comitato esecutivo del Comune di Montreal, Jim Beis, e il presidente dell’Associazione delle persone d’affari e professionisti italo-canadesi – CIBPA, Mike Goriani, hanno accolto, il 10 febbraio scorso, all'”Hotel de Ville”, più di 200 invitati per la consegna del premio “Personalità dell’anno 2015” della CIBPA che quest’anno è stato assegnato a Danny Maciocia, allenatore della squadra di football “Carabins” dell’Université de Montréal.

Tale premio, giunto alla sua 47ma edizione, è stato creato dalla CIBPA alla fine degli anni ’60 per rendere omaggio e ricompensare un montrealese d’origine italiana per il suo impegno e il suo contributo al miglioramento della nostra società. «La comunità italiana – ha detto Beis – svolge un ruolo molto importante nello sviluppo della nostra città, sono numerosi i suoi membri che hanno contribuito al dinamismo e allo sviluppo culturale, sportivo, economico e comunitario di diversi arrondissement. È una comunità che si è ben integrata sapendo tuttavia conservare i suoi tratti culturali che contribuiscno alla magnifica diversità di Montreal».

Il percorso di Danny Maciocia

Nato a St-Léonard, Danny Maciocia, 48 anni, figlio di Cosmo, ben conosciuto nella nostra comunità per la sua lunga carriera politica di deputato all’Assemblea Nazionale, ministro, sindaco di arrondissement e consigliere municipale, è nato nel 1967 e conduce attualmente una brillante carriera di allenatore di football da circa 25 anni. Si è messo in luce nella Lega canadese con le “Alouettes” di Montreal e con gli Eskimos di Edmonton con i quali ha vinto la Coppa Grey nel 2003 e nel 2005. Nel 2010 è diventato, e lo è tuttora, allenatore dei “Carabins” dell’Università di Montreal con i quali ha vinto, nel 2014, la prima Coppa Vanier della loro storia (il Campionato inter-universitario). In tal modo Maciocia è diventato il primo allenatore ad aver vinto i due titoli, Coppa Gray e Coppa Vanier, più prestigiosi del football canadese. Danny Maciocia è sposato con la signora Sandra Vaz con la quale ha avuto tre figlie: Bianca (nata nel 1999), Juliana (2004) e Alessia (2008), tutte presenti alla cerimonia del 10 febbraio scorso insieme ai loro genitori.

Ma la carriera eccezionale di Danny Maciocia non si limita solo al Canada. Ha allenato, infatti, durante l’inverno, anche in Francia e in Italia. È stato allenatore dei “Lions” di Bergamo con i quali ha vinto, nel 1998 e 1999, il campionato italiano di football americano.

Nel corso della sua più che ventennale carriera Danny si è adoperato per condividere le sue conoscenze e la sua esperienza nell’ambiente del football quebecchese formando tanto gli allenatori che i giocatori. Oggi si dedica, anima e corpo, agli studenti-atleti dell’Università di Montreal con lo scopo di fare di questi giovani dei leader nei loro studi, sul terreno e nella vita personale.

Il saluto del sindaco Denis Coderre

«Danny Maciocia – ha dichiarato il “padrone di casa” Denis Coderre, suo amico personale da diversi anni con il quale condivide una grande passione per questo sport – ha saputo trasmettere alla sua squadra la sua determinazione, il suo senso dell’abnegazione e la sua preoccupazione costante di superarsi. Tali sforzi sono stati coronati dal successo poiché dei giovani giocatori dell’UdM si sono particolarmente distinti da quando ne è diventato allenatore.

Un leader della sua tempra – ha aggiunto il sindaco – non può essere che un esempio, una fonte d’ispirazione per tutti noi e, in particolare, per i giovani della comunità italiana. Ed è per questi motivi che oggi gli rendiamo omaggio così come sottolineiamo il grande contributo della comunità italiana che ha saputo ben integrarsi alla vita e alla società montrealese aperta, accogliente e internazionale».

Il ruolo della famiglia

La parola, infine, è andata a Danny Maciocia che ha voluto ringraziare la sua famiglia per il sostegno costante in tutti questi anni, in momenti anche non facili della sua carriera lontano da Montreal. «Il nostro mandato – ha detto – è quello di vincere delle partite, di vincere un campionato ma non è il solo aspetto importante perché il nostro obiettivo, il mio e quello dell’U.d.M., è soprattutto quello di formare dei giovani, di prepararli alla vita perché, alla fine, chi “vince” veramente è la nostra società. Ed i successi non vengono da soli, vengono anche grazie agli sforzi collettivi di tutta l’equipe di tutti coloro che collaborano al raggiungimento di un obiettivo comune.

Nella nostra famiglia la parola “impossibile” – ha voluto sottolineare l’allenatore – non esiste. I miei genitori mi hanno insegnato che “nothing is impossible”; avrò sempre questa attitudine che cercherò di trasmettere ai giovani che alleno.

Sono molto fiero – ha concluso Maciocia – di fare parte di questa grande comunità e sono veramente orgoglioso della mia origine italiana. È anche grazie a degli organismi come la CIBPA se siamo riusciti ad affermarci ed a contribuire alla realizzazione di questo grande paese che è il Canada. Grazie a voi la vostra comunità è riuscita ad affermarsi in tutti i campi, culturale, sportivo, sociale, economico; la nostra fiereza sono i nostri giovani ed è a loro che dobbiamo dare il massimo della nostra attenzione, sono loro il nostro avvenire».

Un premio … di squadra!

Danny, cosa significa per lei questo premio?

«Questa sera non parliamo solo del 2015 bensì di una carriera di più di 20 anni durante la quale molte persone hanno avuto un impatto importante sulla mia vita, delle persone che hanno fatto dei sacrifici per fare in modo che arrivassi fino a qui. Allora, anche se oggi a questo premio corrisponde il mio nome, credo che dietro ad esso ci sia una grande squadra che mi ha aiutato durante tutti questi anni e sono convinto che il fatto di essere lì per me ha fatto la differenza! Inoltre è sempre un onore far parte della comunità italiana anche perché sono italiano, ho la doppia cittadinanza, ho lavorato e allenato in Italia e non perdo mai occasione di approfittare di tutto ciò che è italiano».

Le piacerebbe tornarci ad allenare?

«Si, certo! Sono sempre in contatto con la dirigenza di Bergamo e spero che quando avrò finito di allenare qui in Canada, forse tra una quindicina d’anni, di poterci andare. Mia moglie è d’origine portoghese e ci piacerebbe approfittare un po’ di più dell’Europa, Italia, Portogallo, e di continuare a praticare questo bello sport».

Gli italiani amano più il calcio che il football, come è nata la sua passione per tale sport?

«Io sono un grande appassionato di calcio, tifo per la Juventus mentre mio padre tifa per la Roma, è un bel duello; seguo il campionato italiano e quando allenavo a Bergamo spesso andavo a vedere l’Atalanta. Ma ho sempre avuto una grande passione anche per il football.

C’era un grande giocatore d’origine italiana qui a Montreal, Peter Dalla Riva, che ha giocato per le Alouettes negli anni ’70, che seguivo molto e a cui mi sono ispirato. Ho giocato a football un paio d’anni quando andavo a scuola poi ho avuto la possibilità di provare a fare l’allenatore ma non pensavo di poterlo fare a questo livello. E invece sono stato fortunato, ho incontrato dei bravi allenatori e ora eccomi qua!»

Cosa significa allenare e vincere con i più giovani?

«Vincere con i ragazzi non vuol dire vincere solo in campo, vuol dire vincere anche fuori del campo. Oggi, all’UdM, realizziamo che noi possiamo fare una differenza nella loro vita. Alla fine, la vera “vincitrice” è la nostra società. Cerchiamo di migliorare questi studenti non solo dal punto di vista sportivo ma anche e soprattutto sotto il profilo umano coinvolgendo anche le loro famiglie. Vogliamo far capire ai ragazzi che un giorno, quando saranno adulti e responsabili di una famiglia, sarà importante a loro volta essere presenti per appoggiarla e sostenerla e questa per me è la vittoria più grande».