Attività
20:49pm27 luglio 2020 | mise à jour le: 27 luglio 2020 à 20:49pmReading time: 5 minutes

Tra Canada e Italia in cerca del miglior atterraggio!

Tra Canada e Italia in cerca del miglior atterraggio!
Photo: Foto cortesia MecaerChristopher O'Neill è ingegnere di formazione. Dirige la Mecaer America da dieci anni e la Mecaer Aviation Group da sette

A colloquio con Christopher O’Neill, direttore della Mecaer Aviation Group

Contrariamente a quanto possa far pensare il nome, la Mecaer Aviation Group (Mecaer deriva dalla contrazione delle parole “Meccanica” ed “aeronautica”) è un’azienda italianissima che ha varie ramificazioni nel mondo tra cui quella canadese di Laval.

A capo dell’azienda, anche in qualità di direttore operativo della filiale canadese, la Mecaer America, c’è Christopher O’Neill, montrelaese di nascita, irlandese d’origine e italiano d’adozione.

Cresciuto tra gli italiani di LaSalle e Ville-Émard, l’Italia è sempre stata nel suo destino: ha sposato una donna d’origine italiana (di Galluccio, in provincia di Caserta), parla molto bene la nostra lingua, lui e la sua famiglia hanno la cittadinanza italiana e dirige una grande azienda dividendosi tra i due paesi: due settimane a Laval e due settimane a Borgomaneo, in provincia di Novara, dove si trova la casa madre.

«Abbiamo 4 aziende principali. Le prime due – spiega il direttore – sono quelle di Laval, e di Borgomanero, ovvero la divisione chiamata “Aircraft Systems”. Quella di Laval è specializzata, in particolare, nella progettazione, produzione e qualificazione di sistemi integrati per carrelli di atterraggio, mentre quella di Borgomanero è più orientata verso la produzione di sistemi per il controllo di volo degli elicotteri, come leve di comando, pedali, cremagliere e altro. Ma le due aziende sono molto integrate tra loro e spesso si scambiano le parti e le produzioni.

Un impiegato al lavoro sulla catena di montaggio

Le altre due filiali, una nelle Marche, a Monteprandone, vicino Ascoli Piceno, e l’altra a Filadelfia, negli Stati Uniti, costituiscono la cosiddetta divisione “Aircraft Services” che si occupa piuttosto della manutenzione degli elicotteri ma anche dell’allestimento di alcune loro parti con interni di carattere “Super-VIP”: sedili, tavoli, perfino una doccia, cosa che sicuramente nessuno fa al mondo. In questo – precisa O’Neill – gli italiani, avendo una cultura della concezione e un senso estetico molto più avanzato di altri paesi, sono dei maestri. Collegato a questi due stabilimenti c’è anche un piccolo studio di progettazione a Roma.

Abbiamo, in totale, circa 500 impiegati: 150 a Laval, 250 a Borgomanero e un cenitnaio nelle altre due sedi. Qui a Laval – aggiunge – abbiamo un centinaio di ingegneri, si tratta di una manodopera altamente specializzata.

I nostri clienti? In Italia – risponde il direttore – soprattutto la “Leonardo”, società italiana attiva nei settori della difesa, aerospazio e sicurezza. Qui in Canada soprattutto la “Collins Aerospace”, la ex Goodrich, su licenza della quale facciamo i carrelli di atterraggio per gli aerei privati Gulfstream, i più belli e costosi del mondo».

 

La pandemia

O’Neill, dunque, si divide tra Laval e Borgomanero e tra Varese e Beaconsfield, dove risiede. «È una vita un po’ schizzofrenica – confessa sorridendo – ma ci sono abituato, anche se la pandemia ha un po’ scombussolato il “modus operandi” di questi ultimi tempi.

«Ero in Italia – spiega – quando tutto è cominciato e quando, ad inizio febbraio, sono state prese le prime misure di confinamento per la zona di Lodi. Non abbiamo perso tempo. Sapendo che ben presto sarebbe arrivato anche il “resto”, abbiamo pianificato immediatamente tutte le misure necessarie all’interno delle nostre aziende, sia quelle italiane che quelle fuori dell’Italia, installando anche dei lettori ad infrarossi per la temperatura e preparando i protocolli necessari per questa o quella situazione.

La Mecaer è specializzata nella progettazione e fabbricazione di carrelli di atterraggio per aerei ed elicotteri

Non solo, abbiamo comprato in un sol colpo ben 55 computer portatili perché pensavamo che anche con il lockdown i nostri dipendenti avrebbero potuto continuare a lavorare. Abbiamo comprato e distribuito, non solo ai nostri dipendenti ma anche a chi ne avesse una stretta necessità, le mascherine. Per questo siamo diventati un modello per gli altri ed onestamente sono super orgoglioso del risultato ottenuto nei due Paesi. Nessun contagio e mantenimento di tutte le nostre attività anche perché considerati come industria “essenziale”. Basti pensare all’importanza degli elicotteri e degli aerei nel trasporto dei malati e del materiale sanitario. In questa lotta contro la pandemia, e nel nostro caso specifico, l’Italia ha aiutato il Canada e viceversa».

“Pazzo” ma lungimirante

«Quando sono tornato qua – prosegue – alcuni mi hanno preso per pazzo per tutte queste misure. I canadesi pensavano che gli italiani esagerassero o che fossero i soliti “casinari” poco preparati. Io ho apprezzato molto l’approccio degli italiani. L’Italia ha fatto il sacrificio per tutto il resto del mondo. È stato il primo paese occidentale a prendere la strada delle chiusure, ha messo in atto regole e discipline che gli altri non hanno avuto il coraggio di porre in essere e questo alla fine ha pagato ed ha costituito un esempio per tutti. Grazie a tali misure severe non abbiamo perso una giornata di lavoro e i nostri impiegati, pur se all’inizio un po’ spaventati, non sono stati contagiati».

La Mecaer – aggiunge orgoglioso il suo direttore – è un’azienda in cui Italia e Canada sono perfettamente integrate. Non è un caso che spesso, e lo facciamo molto volentieri, siamo sponsor dei principali avvenimenti che si svolgono nella comunità italiana come, ad esempio, le varie edizioni della Festa della Repubblica. Continueremo ad essere presenti e a lavorare insieme». Parola di Mecaer!