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15:57pm13 novembre 2012 | mise à jour le: 13 novembre 2012 à 15:57pmReading time: 5 minutes

Non ti scordar di me

“Non ti scordar di me” è il titolo di una celebre canzone degli anni ’30 (scritta da due autori napoletani, Domenico Furnò ed Eugenio De Curti), lanciata dal grande cantante Beniamino Gigli ed è stato anche il tema scelto per fare da “colonna sonora” alla 76ma edizione del Gala della Casa d’Italia, tenutosi lo scorso 3 novembre al Buffet Le Madison, alla presenza di quasi 600 persone e che ha permesso di raccogliere 135.000$.  

«Non ti scordar di me. Una frase che diciamo per diverse ragioni», ha spiegato la presidente del consiglio d’amministrazione della Casa d’Italia, Angela Minicucci nel suo discorso ai presenti. «Lo diciamo prima di tutto per rendere omaggio agli immigrati italiani. Nel 1934 Montreal aveva una colonia italiana che contava circa 7000 famiglie. Il sogno di costruire la Casa d’Italia è stato realizzato con il sostegno e la generosità di 3377 doni in soldi e manodopera. Fu raccolta una somma totale di 39.000$ e il progetto fu completato il 1° novembre del 1936. Noi oggi siamo riconoscenti verso quei nostri pionieri e donatori e non possiamo dimenticarli. La Casa d’Italia – ha proseguito la Minicucci – è un luogo di memoria collettiva per la comunità italiana di Montreal e la sua missione è di preservarne l’eredità e la cultura. Per farlo si è dotata di storici come le signore Sonia Cancian e Joyce Pillarella, di archivisti, artisti, scrittori e varie altre persone che contribuiscono alla realizzazione dei diversi programmi creati dalla Casa d’Italia. Un esempio concreto è quello degli archivi. Perché avere degli archivi? Bisogna porsi la domanda: noi chi siamo? Immaginate di porre questa domanda fra 100 anni o più e di non avere, alcun documento, alcun racconto, alcuna prova che definisca chi siamo, da dove veniamo, chi erano i nostri emigranti e come questa comunità si è formata. I nostri storici e archivisti, invece, si stanno dedicando anima e corpo alla raccolta di tutti questi documenti, foto, racconti, testimonianze e altro ancora affinché si possa ricostruire la storia dell’emigrazione italiana a Montreal, affinché le generazioni future possano conoscere le loro origini. Ciò non è stato mai fatto in precedenza perché la preoccupazione maggiore dell’emigrante era la sopravvivenza, tutti i suoi sforzi erano concentrati sulla necessità di installarsi e crearsi un avvenire nella nuova terra. Ma ora che gli anni sono passati, abbiamo la responsabilità di onorare i nostri emigranti valorizzando i loro sforzi e raccontando le loro storie.

Furono più di 700mila gli emigranti italiani che nel giro di alcuni decenni arrivarono in Canada. Una buona parte dei presenti in sala questa sera sono degli emigranti e a loro va un saluto particolare. Siate assicurati – ha detto – che i vostri sacrifici non sono stati inutili e non sarete dimenticati. Noi alla Casa d’Italia faremo il nostro dovere per rappresentarvi con dignità, raccontando le vostre storie e promuovendo la cultura e i valori che ci avete trasmesso. Di questo ne siamo molto fieri e riconoscenti».

Al Gala della Casa d’Italia erano presenti diverse personalità tra cui il Console generale d’Italia a Montreal Enrico Padula che ha rivolto il suo saluto ai presenti; numerosi presidenti di associazioni e organismi della comunità italiana e la sindaco di Villeray-St-Michel-Parc-Extension Anie Samson che ha voluto sottolineare il grande contributo della comunità italiana allo sviluppo della società montrealese citando simpaticamente una poesia di Gianni Rodari dal titolo “Il treno degli emigranti” (vedi sotto).

Nel corso della serata è stato reso un vibrante omaggio alla “leggenda della musica” Frank Pavan, compositore e direttore d’orchestra, grande protagonista musicale della nostra comunità e non solo. Ad introdurlo è stato uno dei membri e grandi donatori della Casa d’Italia Nick Di Tempora (Mapei Corporation).

Frank appartiene alla terza generazione dei Pavan, provenienti da Udine in Friuli Venezia Giulia. Suo padre Mario era chitarrista e sua madre Concetta, melomane. Entrambi lo hanno sempre incoraggiato a sviluppare  l’interesse per la musica offrendogli la prima fisarmonica per i suoi 9 anni. A 13 anni Frank vinse il primo premio al concorso per dilettanti talentuosi di Billy Monroe, sulle onde di CKVL. Andò a perfezionare le sue conoscenze a New York con Joe Bivano, musicista di reputazione internazionale. Poi a Montreal ricevette anche le preziose nozioni di Toni Micheletti. 

La lunga e difficile ascesa di Pavan cominciò  quando, verso la fine degli anni ’40 si unì ad un quartetto che suonava al St-Hubert Spaghetti House. Nel 1971 fondò il suo gruppo: Musik Pavork, The Frank Pavan Orchestra. I ritmi della polka, foxtrot, java, swing, tango, blues, musica classica e tanti altri ritmi non hanno più segreti per la sua orchestra formata da 6 a 17 musicisti secondo la richiesta e il tipo di avvenimento. Nel corso della sua carriera Frank ha avuto la fortuna di esibirsi davanti al Principe Ranieri e alla principessa Grace di Monaco, a Rose Kennedy, Pierre Elliot e Margaret Trudeau, Brian e Mila Mulroney e altri ancora. Ha effettuato diverse tournée internazionali e le serate di Gala più importanti di Montreal erano sempre accompagnate dalla sua orchestra, compresa l’apertura di Place Ville Marie nel 1963, i Giochi Olimpici di Montreal nel 1976. Frank è sposato (da tantissimi anni) con la signora Nicole. Hanno due figli: Frank jr. e Marisa e 5 nipoti. Spirito vivo, con un meraviglioso senso dell’humor, una memoria di ferro, un gran talento, spontaneità e divertimento nel suonare la fisarmonica. Il suo contributo alla comunità è stato un regalo sotto forma di musica che ha consentito di mantenere vivo il nostro patrimonio culturale. Il suo talento come intrattenitore e direttore d’orchestra ne fa un grande protagonista della nostra comunità.

“Il treno degli emigranti”

 

Non è grossa, non è pesante

la valigia dell’emigrante…

C’è un po’ di terra del mio villaggio,

per non restar solo in viaggio…

un vestito, un pane, un frutto

e questo è tutto.

Ma il cuore no, non l’ho portato:

nella valigia non c’è entrato.

Troppa pena aveva a partire,

oltre il mare non vuole venire.

Lui resta, fedele come un cane.

nella terra che non mi dà pane:

un piccolo campo, proprio lassù…

Ma il treno corre: non si vede più.

 

Gianni Rodari (1920-1980)