Arte e spettacolo
16:39pm17 novembre 2020 | mise à jour le: 17 novembre 2020 à 16:39pmReading time: 5 minutes

La libertà di creare e di esprimersi in immagini

La libertà di creare e di esprimersi in immagini
Photo: Foto F. IntravaiaPaul Tana

ICFF: incontro con Paul Tana, regista del film “Fellini premières fois”

Uno dei momenti forti dell’edizione 2020 del Festival del film italiano contemporaneo (ICFF-Fare cinema), che si svolgerà virtualmente dal 29 novembre all’8 dicembre (per tutte le informazioni: https://icff.ca), saranno le celebrazioni per il centenario della nascita di Federico Fellini.

Per ricordarlo e per sottolinearne la sua opera verranno presentati due film-documentario, “Fellinopolis”, di Silvia Giulietti, e “Fellini premières fois”, del regista italo-montrealese Paul Tana, conosciuto al grande pubblico per i film “Caffè Italia” del 1985, “La Sarrasine” del 1992, “La Déroute” del 1998 e per altre opere realizzate nel corso della sua lunga carriera.

Seduti su una panchina di un parco, nel rispetto delle misure anti-covid, approfittando dell’insolito tepore che la prima parte di novembre ci ha regalato, Paul Tana ci ha raccontato la genesi di questo suo ultimo lavoro dedicato a Fellini.

«L’idea di fare il documentario – spiega il regista – non è stata mia ma del direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Francesco D’Arelli con il quale è nata una bella complicità visto che in passato abbiamo già collaborato in diverse circostanze. Abbiamo realizzato e prodotto ad esempio, un paio di film, uno di Giovanni Princigalli e uno di Roberto Zorfini, sulla nuova emigrazione italiana a Montréal, una specie di nuovo “Caffè Italia”. Ho messo insieme una collaborazione tra IIC e UQAM, dove ho insegnato cinema per diversi anni, in modo che gli studenti potessero lavorare alla realizzazione dei suddetti film.

A quel punto D’Arelli mi ha chiesto se, in vista delle celebrazioni per i cento anni della nascita di Fellini, fossi interessato a continuare tale collaborazione ed a realizzare un film dedicato al regista romagnolo. Ho accettato subito perché per me Fellini è un regista del cuore. Vedere un suo film è come entrare nella “Madre Italia”».

 

Un’emozione pura

«A questo punto apro una parentesi. Mi ricordo – prosegue Paul Tana – che avevo 15-16 anni quando vidi il primo film di Fellini. Erano gli inizi degli anni ’60. A quel tempo al cinema della Place Ville-Marie proiettavano film italiani. Ci andavo con i miei genitori. Per me era un piacere immenso sentire la mia lingua, le sonorità, vedere i personaggi. Tra i vari film proiettarono anche “Otto e mezzo” di Fellini. Uscimmo stravolti, non avevo capito niente! Allo stesso tempo c’era questa carica erotica rappresentata da una giovane e bella Sandra Milo. Un film che mi ha sconvolto e sbilanciato allo stesso tempo. Poi vidi altri suoi film: “I vitelloni”, “La strada”, tutti film “del cuore” che guardavo con un rapporto essenzialmente emotivo, senza intellettualizzarli. Per me i suoi film erano un’emozione pura. Piano piano ho capito anche la sua grandezza: un’apparente semplicità dietro la quale si nascondeva il genio del fare del grande artista. Vedere i suoi film mi procurava la stessa gioia che mi procura osservare un’opera d’arte».

 

L’intervista di Jutra e Brault

«Ritornando al documentario – prosegue – mi sono chiesto: ma come farlo? Ho pensato ai miei amici e colleghi del cinema quebecchese. Che ricordo hanno dei film di Fellini? Quando li hanno visti? Come? Quale è stata la loro reazione? E su questa semplice base ho iniziato a costruire il progetto intervistando, al Caffè Italia, luogo per me “simbolo”, diversi autori quebecchesi anche di diverse generazioni.

Poi abbiamo scoperto del materiale d’archivio, le immagini in bianco e nero di un’intervista che Claude Jutra e Michel Brault, due figure storiche del cinema quebecchese, fecero a Fellini nel 1957 a New York. Fellini era di passaggio, stava andando ad Hollywood con la moglie Giulietta Masina a ritirare il premio Oscar per il film “La Strada”.

Dall’intervista degli allora giovanissimi registi quebecchesi, integrata in parte nel documentario, sono emersi temi importanti della tematica felliniana come, ad esempio quella della sua assoluta libertà. Libertà nel creare e costruire i suoi film. Aveva bisogno di ciò per realizzarli, di non sentirsi costretto dai “diktat” o dalle mode culturali del momento. Di non sentirsi costretto a rispettare quello che oggi si chiama il “politically correct”, ed è proprio questo senso della libertà nella creazione, che ha ispirato e che continua ad ispirare coloro che fanno cinema, che ci rimane oggi di Fellini e che molti degli intervistati hanno sottolineato.

Il documentario – aggiunge il regista – è stato realizzato tra dicembre e febbraio di quest’anno. Poi è arrivata la pandemia e abbiamo dovuto sospendere le interviste al Caffè Italia. Alla fine abbiamo deciso di montare il materiale che avevamo e di produrre un docvumentario di una trentina di minuti».

 

I disegni

«Ma c’è anche un altro aspetto importante presente nel documentario: le illustrazioni fatte da un mio amico. Visto che il nostro budget era limitato – l’IIC di Montréal ci ha messo il finanziamento e l’UQAM le attrezzature per realizzarlo – e non avevamo i mezzi per pagare i diritti sui film Fellini, sulle musiche o sulle foto da inserire nel documentario, è venuta fuori l’idea di fare delle illustrazioni ispirate ai suoi film. Il risultato è stato sorprendente, con dei disegni animati ad integrazione del documentario. Chi  ha visto le illustrazioni si è incuriosito, soprattutto i più giovani, decidendo di approfondire la conoscenza delle opere del regista italiano.

“Fellini premières fois”, conclude Paul Tana – doveva essere proiettato nel corso di una grande retrospettiva su Fellini programmata dalla Cinémathéque Québécoise ma la pandemia, purtroppo, ha deciso diversamente. Il film è stato inserito nella programmazione dell’ICFF e sono sicuro che ciò permetterà a chi non lo conosce, di scoprire l’opera e l’eredità di Federico Fellini».