Arte e spettacolo
14:41pm7 novembre 2017 | mise à jour le: 7 novembre 2017 à 14:41pmReading time: 7 minutes

Cenerentola arriva a Montréal

Vito Prinate e Pietro Spagnoli, "ambasciatori" della cultura italiana

Un momento della Cenerentola
prodotta dalla Houston Grand Opera

Houston Grand Opera

di Quentin Parisis

quentin.parisis@tc.tc

Vito Priante e Pietro Spagnoli in scena ne La Cenerentola  all’Opéra de Montréal. Un’opera che celebra tutto il talento di Rossini, le sfumature della sua musica e che dà l’opportunità ai due artisti di far conoscere ancora una volta uno dei capolavori della cultura italiana.

Con i cantanti lirici italiani Vito Priante e Pietro Spagnoli, l’Opera di Montreal ha scommesso su talenti sicuri per la sua  Cenerentola ; entrambi gli artisti hanno familiarità con questi ruoli e con il compositore. “Rossini è nel mio repertorio, come Mozart e Donizetti”, spiega Pietro Spagnoli, che canta anche, in modo più saltuario, Puccini o Verdi. “Mi trovo molto a mio agio in questo ruolo. Il mio modo di interpretare il personaggio si è arricchito nel corso degli anni”, assicura dal canto suo Vito Priante, che ha già cantato questa opera nel 2013 a Los Angeles e nel 2015 a Chicago.

Indossare di nuovo un abito, quello di Dandini in questo caso per Vito Priante, è allo stesso tempo ritrovare un personaggio che conosce, è anche affinarlo, sfumarlo, trasformarlo gradualmente, per farlo arrivare, se non in una forma finale, almeno in uno stadio di maggior completezza. La prima volta che affronti un ruolo, ovviamente cerchi di farlo tuo, ma quando lo affronti una seconda volta, ciò che hai fatto prima può arricchirsi di nuovi colori, nuove sfumature. Questo è ciò che è successo a Chicago con questo personaggio che mantiene la sua struttura mentre ne approfondisce il carattere”, spiega Vito Priante, chiarendo le sue osservazioni.

La Cenerentola è descritta da Stendhal come un “fuoco d’artificio” e Vito Priante condivide pienamente il parere del drammaturgo. “È molto più difficile cantare la Cenerentola e rendere giustizia a tutte le sfumature musicali che sono nella partitura di Rossini che cantare Strauss o Wagner. Forse potrà sembrare meno chic, “ma è molto più difficile”, dice di quest’opera, “che ha l’apparenza di un soggetto leggero ma che non lo è”, che presenta “delle vere esplosioni musicali” e che richiede “una completa padronanza da parte dell’orchestra. È un soggetto molto forte. Sotto un’apparenza leggera si nasconde un aspetto più ambiguo, più forte, più drammatico”, aggiunge Vito Priante.

 

L’opera, un’arte intima

 

Abituati a viaggiare per il mondo ove si rappresentano gli spettacoli, Vito Priante e Pietro Spagnoli devono ancora scoprire, per la prima volta, il pubblico canadese dell’Opéra de Montréal. Questa prospettiva non intimidisce particolarmente Vito Priante che ha già affrontato il pubblico del Nord America, negli Stati Uniti, malgrado una piccola riluttanza dell’artista per quanto riguarda le dimensioni delle sale americane. L’opera è un affare intimo, uno stretto rapporto tra pubblico, compositore, orchestra, regista e cantante; un sentimento, un’esperienza, un’immersione che è più rilevante in un luogo che presenta caratteristiche, che non sono sempre tipiche delle grandi sale americane. “A volte è necessario attendere la reazione del pubblico a causa della distanza, che può raggiungere 40 o 50 metri – spiega Vito Priante, – non è evidente” e inevitabilmente ciò ha un impatto sulle performances vocali e sceniche. “Le opere di Mozart o Rossini non sono progettate per teatri da 3500 posti. Per un’opera di Rossini, non dovremmo ululare, esplodere, o anche ‘ urlare ‘, perché non è più il Rossini “, sottolinea Vito Priante, che richiama anche l’importanza della mimica e delle espressioni facciali nell’opera, più facilmente percettibili nei piccoli “teatri italiani”.

 

Ambasciatori dell’arte e della cultura italiana

Vito Priante

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Il piacere dell’artista può comunque essere percepito in un modo diverso. Pietro Spagnoli, che interpreta Don Magnifico, il crudele e talvolta ridicolo patrigno di Cenerentola, è particolarmente soddisfatto della possibilità di essere “un piccolo ambasciatore della cultura e della lingua italiana”. “Canto in tedesco, in francese, ma la stragrande maggioranza delle opere che canto è in italiano. Incontro tante persone in tutto il mondo, dal Giappone al Cile passando per gli Stati Uniti e l’Australia, che parlano italiano perché amano l’italiano. Vogliono capire meglio, sentire meglio l’opera. In piccola parte, penso di dare qualcosa della cultura italiana”, spiega a proposito della sua professione e come l’affronta da italiano.

Questa rappresentazione di una tra le più belle sfaccettature della cultura italiana permette a Pietro Spagnoli di “cercare di rompere con tutti i cliché che circondano gli italiani o i lavoratori italiani”. È importante dimostrare che un italiano può essere puntuale, lavorare seriamente, essere una persona che pensa.

L’artista riconosce al popolo italiano “molti talenti”, che “ha portato in tutto il mondo”. “Gli italiani sono molto laboriosi. Ciò si esprime nell’arte, come per gli attori ed i registi di origine italiana che si sono affermati negli Stati Uniti. Non sono sorpreso di trovare artisti di origine italiana in Canada che riescono in carriere brillanti. È un onore per l’Italia” – si rallegra – anche se alcuni aspetti della mentalità italiana di oggi lo rattristano profondamente. “Il problema dell’Italia è che ha dimenticato il gran numero di italiani che sono andati in tante parti del mondo perché non avevano lavoro o opportunità. Le hanno ottenute altrove. Oggi avviene il contrario. I migranti sono alla ricerca di opportunità. Gli italiani hanno dato molto ai paesi che li hanno accolti, come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia… Tra i migranti, ci sono persone disposte a cogliere le opportunità. Sì, ci sono criminali, come dappertutto. Anche alcuni italiani sono stati dei criminali… (Risate), ma non è la maggioranza! Quest’immigrazione può essere un’opportunità per i migranti, così come per l’Italia e per l’Europa – ci tiene a ricordare con forza -. C’è una deriva politica molto sgradevole in Europa, e alcuni dovrebbero studiare di più la storia”, dice, preoccupato per le derive di cui può essere testimone.

L’arte, come l’opera La Cenerentola, è tuttavia lì per ricordare che la speranza di vedere una storia dura e talvolta tragica concludersi con un bel finale è senza dubbio immaginabile.

 

 

La Cenerentola all’Opéra de Montréal

L’11, 14, 16, 18 novembre 2017 alle 19h30

Pietro Spagnoli

Salle Wilfrid Pelletier de la Place des Arts

Biglietti disponibili alla biglietteria dell’Opéra de Montréal

514-985-2258

Opérademontréal.com

Biglietti da 24,25$ a 154,75$.

Tariffe preferenziali per i minori di 30 anni.

 

 

Un’opera ispirata da un racconto famoso

 La Cenerentola è un’opera in due atti, composta da Gioacchino Rossini, su libretto di Jacopo Ferretti ispirato da Charles Perrault. Riprende la storia di Cenerentola, anche se alcuni elementi sono stati cambiati.

Alla ricerca della donna ideale, il principe Ramiro invia Alidoro da Don Magnifico e dalle sue tre figlie; Clorinda, Tisbe e Angelina (Cenerentola). Don Magnifico, Clorinda e Tisbe si comportano in modo odioso con Angelina. Il principe Ramiro arriva e scambia il suo costume con il cameriere Dandini. Don Magnifico si affretta a presentare Clorinda e Tisbe al falso Dandini, che però s’innamora di Angelina e la chiede in sposa. Panico, la bella fugge, ma lascia un indizio che permetterà al principe di ritrovarla. La felicità finalmente trionferà.

 

Compositore e buongustaio

 

Gioacchino Rossini (1792-1868) è uno dei più grandi compositori del XVIII secolo, soprattutto per la ricchezza e la qualità del suo repertorio. Gli si riconoscono alcuni dei capolavori operistici più popolari come Il Barbiere di Siviglia, La gazza ladra, Guglielmo Tell, L’italiana in Algeri, Stabat Mater, o La Cenerentola.

Un viaggiatore e un gaudente, ha anche composto pagine culinarie e gli viene accreditata la paternità di “Tournedos Rossini”, un medaglione di filetto di manzo fritto su ogni lato, sormontato da una fetta di ‘foie gras’ brasato e tre fette di tartufo.

 

Traduzione di Gian G.Pollifrone