Arte e spettacolo
16:43pm12 gennaio 2021 | mise à jour le: 13 gennaio 2021 à 14:59pmReading time: 5 minutes

Essere musicista oggi

Essere musicista oggi
Photo: Foto cortesiaAlberto "Albe" Passarelli e la sua inseparabile chitarra

Intervista ad Alberto (Albe) Passarelli

Il 2020 è stato certamente un anno difficile per tutti ma lo è stato, in particolare, per gli artisti che non hanno potuto fare quanto, in genere, sono abituati a fare, ovvero, esibirsi davanti al pubblico.

Ma non per questo hanno abbassato le braccia. Al contario, hanno raddoppiato i loro sforzi per trovare nuove strade da percorrere e nuovi modi di sviluppare la loro professione e per continuare a raggiungere il pubblico.

«Poiché non potevo lavorare “live” ho portato a termine diversi progetti in studio e ne ho impostati altri sperando che ben presto possano portare i loro frutti», afferma Alberto Passarelli, in arte “Albe”, muscista, chitarrista, compositore, insegnante e produttore ben noto sulla scena musicale montrealese e non solo, nato “per caso” a Ielsi, in provincia di Campobasso.

«Avevo solo 40 giorni quando sono arrivato in Canada con i miei genitori. Non volevano – racconta Albe – che nascessi sulla nave e hanno aspettato che venissi al mondo prima di emigrare. Ho iniziato a suonare a 12-13 anni con dei piccoli gruppi negli sposalizi, nelle feste, nelle altre occasioni di questo genere e poi ho studiato musica e chitarra all’Università McGill.

A 23 anni ho avuto una grande opportunità, quella di far parte della tournée di Mitsou come chitarrista, una tournée che è durata ben 7 anni durante la quale abbiamo suonato ovunque in Québec e in Ontario, partecipando anche a diversi spettacoli televisivi e Festival musicali e durante la quale sono riuscito, non senza qualche difficoltà dovuta a questo tipo di impegno, a portare a termine il mio “Bac” in chitarra classica. Dopodiché – continua Albe – ho iniziato a scrivere canzoni con mia moglie Brigitte Pace, anche lei d’origine italiana, casertana per la precisione.

Abbiamo scritto il nostro primo album, “Weird Voices”, e la canzone “Save your soul” è passata in tutte le radio e stazioni televisive. Non era ancora l’epoca di internet e “Youtube” e ascoltare una nostra canzone alla radio era una bella soddisfazione. Siamo arrivati perfino a fare uno show a Los Angeles e questo ci ha permesso di farci conoscere dall’industria musicale e di collaborare con vari artisti di fama internazionale. Così, tra una collaborazione e l’altra, ho continuato a lavorare con Brigitte. Abbiamo fatto 6 album e stiamo preparando il settimo. Nel 2020 è già stata pubblicata una canzone, “Big Yellow box”, e tra poco ne uscirà una seconda “Sad Eyes”, stiamo lavorando alla sua promozione. L’album completo verrà dopo. Oggi i tempi sono cambiati, preferiamo prima far uscire un paio di canzoni e poi tutta la compilation».

 

La pandemia ha cambiato il tuo modo di lavorare?

«Sì, ma non è solo questione di pandemia. Non potendo più fare i concerti “live” faccio tutto il resto “in casa”. Ho la mia casa di produzione, la mia compagnia di dischi, il mio studio di registrazione e posso insegnare a distanza. Se non avessi avuto tutto questo non avrei potuto fare granché, non avrei potuto nemmeno fare certe collaborazioni come, ad esempio, quella relativa a “Note d’Identità”, il progetto di collaborazione musicale tra artisti italiani e italo-canadesi sfociato nella produzione comune del brano “Il Mio Canto Libero” (di Battisti/Mogol).

Albe

Fortunatamente – prosegue il chitarrista – ho tutto in casa e non ho bisogno di aspettare gli altri per fare un progetto. La mattina mi alzo, vado nel mio studio e lavoro. Senza lo studio sarebbe stato difficile sviluppare le collaborazioni. Certo, non è facile, perché devi saper far un po’ di tutto: suonare, registrare, mixare, mettere a punto il software necessario e così via. Una volta, ad esempio, si andava in un negozio di musica per provare gli strumenti o i pedali, oggi, vai su Youtube per cercare un tutorial che ti spieghi come come funziona questa o quella cosa. Allora per riuscire devi metterti molti cappelli diversi e a volte mi sento di non averne abbastanza!»

 

Ma oggi si riesce a vivere facendo “solo” il musicista?

«Se ti metti molti cappelli si, ma devi fare attenzione perché se ne hai troppi rischi di perderti. Devi essere organizzato e pronto ad adattarti alle situazioni come è stato per il Covid-19. Ad esempio, a causa della pandemia dal marzo scorso non ho più suonato “live” ma ho lavorato  molte ore in studio. Allora per quanto mi riguarda non ho veramente perso tempo perché se non faccio una cosa ne faccio un’altra. Ho scritto delle canzoni, le abbiamo registrate e tutto ciò non avrei potuto farlo se avessi suonato live tre o quattro volte la settimana. Non puoi sederti e aspettare che ti arrivino i diritti per le tue canzoni che passano alla radio».

 

Quali sono dunque i tuoi obiettivi futuri?

«Ho diversi progetti ma so che non sempre vanno tutti a buon fine. Sto lavorando, in particolare, a due progetti che penso abbiamo un maggior potenziale: una collaborazione con il cantante Gianni Bodo e il nuovo disco con Brigitte. Ma una cosa a cui tengo molto è di sviluppare sempre di più quella che io definisco la “Albe signature”, ovvero il fatto che chiunque mi senta suonare la chitarra possa dire: “Ah, quello è Albe!”, e possa essere interessato a collaborare con me proprio perché gli è piaciuto quel tipo particolare di suono. Con tutto quello che sta succedendo – conclude Alberto – credo che continueremo a fare sempre più cose da casa. Non importa se vivi in Canada o in Italia o altrove, l’importante è essere preparati, si può lavorare insieme lo stesso senza rinunciare al proprio stile e alla qualità».

 

Per seguire Albe

https://www.facebook.com/albe01

https://www.youtube.com/user/AlbeGuitarProducer

https://www.youtube.com/user/ProductionEcap?feature=mhee

https://www.instagram.com/p/CIrt9TGDGfS/?igshid=jg4ep97m2I5f