Arte e spettacolo
15:10pm15 marzo 2022 | mise à jour le: 15 marzo 2022 à 15:12pmReading time: 4 minutes

“Le banane verdi” di Cathy Fuoco

“Le banane verdi” di Cathy Fuoco
Photo: Foto Fabrizio IntravaiaCathy Fuoco sul palco del teatro della Casa d’Italia in compagnia di alcuni spettatori al termine delle rappresentazione del 5 marzo scorso

Dopo essersi esibita il 5 marzo scorso per i soci e gli amici della Casa d’Italia, Cathy Fuoco andrà in scena venerdì 18 marzo, alle ore 20:00, alla Sala Claude-Léveillée della Place des Arts, a Montréal, con il suo “one woman show” dal titolo “Mes bananes vertes”, con la regia di Joël Legendre.

Nata a Montréal da padre d’origine calabrese (Parenti, in provincia di Cosenza) e madre quebecchese, Cathy, prendendo spunto dal suo divorzio e dalle sue origini italiane, offre al pubblico una serie di riflessioni, tra il serio e l’umoristico, su alcuni dei momenti più significativi della sua vita.

Lo spettacolo, rappresentato per la prima volta nel 2019, con tournée anche in Francia e in Belgio, poi sospeso a causa della pandemia, riprende ora i suoi “diritti” e dopo la tappa montrealese tornerà in giugno anche in Belgio.

 

Come è nato questo spettacolo e perché proprio le “banane verdi?”

«Perché – risponde l’attrice-creatrice-umorista che ha sempre avuto una grande passione per il teatro – quando mi sono separata da mio marito ho inziato a scrivere molto. Avevo bisogno di sfogarmi, di tirare fuori tutto quello che avevo dentro, le mie emozioni, i mie sentimenti, e ho detto alle mie sorelle: un giorno scriverò un libro che si intitolerà “Mes bananes vertes” e così ho fatto. Ma ad un certo punto ho iniziato a pensare che tutto quello che scrivevo avrebbe potuto trasformarsi in un qualcosa da mettere in scena. Un giorno ho fatto la lettura di queste mie riflessioni in un caffè e sono arrivata alla conclusione che forse non sono sola a vivere queste emozioni, questi stati d’animo e allora ho inziato a scrivere nell’ottica di poter fare di tutto ciò anche uno spettacolo.

Cathy Fuoco e lo spettacolo “Mes bananes vertes”

Così sono nate “Le mie banane verdi”. Nel momento del divorzio – spiega – mi sono sentita “nulla”, come delle banane verdi, ma poi mi sono detta: mai più nella mia vita voglio sentirmi in quel modo. A volte nella vita bisogna saper aspettare, poi saranno le banane stesse a dirti quando saranno mature!»

 

Non ti imbarazza di parlare delle tue cose personali davanti al pubblico?

«Quando ho iniziato a scrivere per lo spettacolo – afferma Cathy che è madre di tre ragazzi di 17, 14 e 12 anni – ho preso una decisione. Mi sono detta: le cose che voglio raccontare possono far vergognare i mie figli? Se la risposta è sì allora non scriverò più niente. Se la risposta invece è no, andrò avanti. La risposta dei miei figli è stata no, dunque sono andata avanti. Ma voglio precisare che nello spettacolo non parlo male del mio ex marito, non serve a niente farlo, serve piuttosto riflettere su certe situazioni».

 

Qual è la reazione del pubblico davanti alle tue riflessioni?

«Alcune donne – risponde Cathy – sono sono venute a vedermi dopo uno spettacolo e mi hanno detto: “Ci hai fatto piangere; hai messo le parole ai nostri pensieri. Sono cose vere in cui la gente ci si ritrova, cose che succedono anche ad altri. Dunque, avevo ragione, forse non sono stata la sola a vivere tali angosce, tali situazioni»

 

Riesci a conciliare il tuo ruolo di mamma con il teatro e la scrittura?

«Sì, ma per me è una cosa facile. Ho mia madre che è vicino casa, le mie sorelle, le mie zie. Se io non ci sono ci sono loro. I miei figli non sono mai soli, c’è sempre qualcuno accanto a loro. Hillary Clinton ha scritto in un libro che “ci vuole un villaggio per crescere un bambino”, io ho il mio “villaggio”».

 

Come hai vissuto il periodo della pandemia?

«Per me – sorride Cathy – è stata una cosa “magnifica”. Si lo so, la gente rimane sorpresa quando dico così, ma ho passato sei mesi magnifici con i miei figli: abbiamo mangiato insieme, cantato insieme, scritto, fatto delle presentazioni, abbiamo condiviso tante belle cose. Poi quando ognuno è tornato alle sue attività è stato un po’ più difficile».

 

Cosa farai da grande?

«Penso che aiuterò! Significa che voglio dire alla gente che anche a 46 anni, e così a 47, puoi fare, se lo desideri, uno spettacolo e puoi saltare con il paracadute. Tutto si può fare se lo desideri veramente. Devi pensare a te stesso così quando avrai 99 anni potrai dire ho fatto e non avrei voluto fare! Quando penserò che sul soggetto delle “banane” non avrò più niente da dire scriverò un altro libro e un altro spettacolo. Ho detto al regista Joël Legendre: adesso ho bisogno di aggiungere altre cose alla lista dei miei desideri perché il tempo passa e non voglio mancare niente…».

 

 

 

 

 

 

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