Arte e spettacolo
15:50pm6 settembre 2022 | mise à jour le: 6 settembre 2022 à 15:50pmReading time: 4 minutes

Torna la “Notte in Bianco” della famiglia Guzzo

Torna la “Notte in Bianco” della famiglia Guzzo
Photo: Foto cortesiaMaria e Vincenzo Guzzo organizzano la 13ma edizione della “Notte in Bianco”

Raccolta fondi per la salute mentale degli adolescenti

Dopo 2 anni di assenza dovuti alla pandemia torna, giovedi 8 settembre, la “Notte in Bianco”, una grande serata di raccolta fondi, in favore della salute mentale degli adolescenti creata da Maria e Vincenzo Guzzo, che si svolge presso la loro residenza di Terrebonne.

Ospite d’onore di questa 13° edizione è la signora Isabelle Hudon, presidente e capo della direzione della Banca di Sviluppo del Canada (BDC) dall’agosto 2021. Dal 2017 al 2021 è stata Ambasciatrice del Canada in Francia. Maria e Vincenzo aspettano per la “Notte in Bianco” circa 400 persone e il loro obiettivo è di raccogliere 250.000$.

«Quest’anno più che mai, proprio a causa della pandemia, i problemi e i bisogni in termini di salute mentale degli adolescenti si sono moltiplicati. I soldi che raccoglieremo – afferma Maria Farella Guzzo, che a dicembre discuterà la sua tesi di Dottorato in Psichiatria (specializzazione salute mentale degli adolescenti) presso l’Università McGill – saranno destinati all’Hôpital général juif e all’Hôpital Shriners pour enfants et la santé mentale des jeunes per le loro ricerche in questo campo».

 

Maria, perché in bianco e perché gli adolescenti? 

«Il bianco – risponde – è il mio colore preferito. Per me significa anche “pace”. Mi piacciono le cose semplici, non quelle esagerate ed ho pensato che ritrovarsi tutti insieme, vestiti di bianco, possa portare serenità, tranquillità, un po’ di calma nel cervello della gente, soprattutto in questi tempi un po’ agitati.

Spesso siamo sollecitati per fare delle donazioni per gli ospedali. Scegliere – continua Maria – è sempre difficile tra tante buone cause. Ma ho detto a Vincenzo che era necessario scegliere qualcosa per il futuro e il futuro sono i nostri figli. Ho pensato alla fascia di età tra i 12 e i 18 anni, un’età molto delicata, di trasformazione. Perché se si sbaglia a questa età, e se non si ha il sostegno dei propri genitori, il loro futuro di adulti può essere compromesso».

 

Com’è la situazione della salute mentale degli adolescenti dopo due anni di pandemia?

«Un disastro», risponde senza mezzi termini Maria. «Gli ospedali specializzati in salute mentale – afferma – sono pieni. Al Juif è quasi impossibile vedere uno psichiatra, talmente sono occupati, anche in privato sono occupatissimi.

Il Covid negli ultimi due anni ha isolato i bambini e gli adolescenti. In questa fase della loro vita gli amici sono importantissimi. Per due anni non hanno fatto sport e non sono usciti con gli amici. Il loro cervello ne ha sofferto. Soffrono d’ansia, di depressione. Spesso non sanno spiegare i loro problemi, si vergognano di farlo, anche con i loro genitori. Sono rimasti chiusi nella loro stanza dalle 8 alle 15 per la scuola a distanza ed oltre a ciò passavano e passano il loro tempo sui media sociali.

Questo è un problema ulteriore. Io ho tre figli adolescenti, 17, 14 e 10 anni e quando dico loro che passare troppo tempo sui media sociali non è bene né per gli occhi né per il cervello non mi credono. Allora, per ovviare alla situazione, alle ore 19, prendo i loro cellulari e li chiudo nella mia stanza.

Penso sia compito tanto dei genitori, che devono imporre le loro regole, che della scuola far capire agli adolescenti che nella vita ci sono anche altre cose. Se un gruppo di adolescenti si fa “ambasciatore” di questi problemi presso i loro coetanei forse la situzione potrebbe migliorare perché tra di loro si ascoltano di più».

 

L’importanza dello sport

«Un’altra cosa fondamentale per la loro salute mentale – aggiunge Maria – è lo sport perché se lo praticano passano meno tempo sui media sociali. Quando il corpo si muove si muove anche il cervello ed entrambi ne traggono beneficio. Il tempo che tu passi sui media sociali a vedere gli altri che ballano potrebbe essere impiegato meglio, ad esempio nel muovere il tuo corpo. Un’ora passata a vedere gli altri muoversi è un’ora persa per la tua salute. Voglio fare un esempio. Mio figlio Vito ha 17 anni e pratica la scherma da 4 anni. Si allena tutte le sere per una o due ore ed oggi fa parte della squadra nazionale canadese. Ad agosto è andato a Londra ed ha vinto una medaglia d’argento ai Giochi del Commonwealth. Ha lavorato e lavora molto forte, per questo sta ottenendo dei buoni risultati e più si allena e più riesce meglio anche nella scuola. Spendere le proprie energie per lo sport porta inevitabilmente ad una migliore condizione piscofisica generale. Lo sport – conclude Maria – può essere la chiave del futuro di molti giovani ma i genitori devono essere presenti, devono sostenere i propri figli altrimenti poi abbandonano».

Informazioni:  https://www.notteinbianco.com

 

 

 

 

 

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