Arte e spettacolo

Dalla parte della scrittura e della cultura

Dalla parte della scrittura e della cultura
Photo: Foto F. IntravaiaLiana Cusmano è rappresentante dei Giovani Veneti e ogni anno partecipa al meeting dei giovani oriundi veneti nel mondo

Incontro con l’autrice Liana Cusmano

Scrittrice, sceneggiatrice, regista di cortometraggi, poetessa e campionessa di poesia. Liana Cusmano, 24 anni, vive pienamente la sua passione per il mondo della cultura alla ricerca di territori ancora poco esplorati.

Liana si è laureata due anni fa in “English cultural studies” all’Unversità McGill con specializzazione in cinema. Attualmente dà dei workshop in arti digitali agli studenti delle scuole secondarie. «Esploriamo il mondo del cinema, della fotografia, creiamo modelli 3D, facciamo progetti. Forse non tutti gli studenti – spiega – hanno la capacità di capire che con i loro studi possono crearsi opportunità interessanti per il futuro, che gli studi non sono solo delle cose “noiose” da fare».

Fra le sue varie attività ce n’è una, molto particolare, che da un paio di anni occupa una parte importante della sua vita. Si tratta di “Spoken word”, una specie di concorso di poesia, un “poetry slam”.

«Scriviamo poesie originali, nel mio caso in inglese, perché esiste anche una “scena” francese; le impariamo a memoria e le recitiamo davanti ad un pubblico. In genere il testo dura tre minuti. Tra il pubblico c’è la giuria che poi determina il vincitore che, in quanto tale, si qualifica per partecipare alle competizioni di livello nazionale. Ci sono dei “Throw Poetry Collective” attraverso tutto il Canada. Nel marzo scorso ho vinto il mio “slam” e mi sono qualificata per andare, a fine aprile, al “Canadian individual poetry slam” di Vancouver dove sono arrivata seconda.

Ogni autunno si svolge, invece, il “Canadian Festival of Spoken Word” una competizione a squadre. Tra pochi giorni ci sarà un’altra gara, saremo una decina con 5 posti disponibili. Per quanto riguarda i soggetti scrivo un po’ di tutto ma più che altro di relazioni tra amici, amanti, genitori, parenti e di relazioni tra persone cosiddette “diverse”».

 A parte ciò, cosa farai da “grande?”

«Il mio obiettivo è di essere scrittrice e regista. Mi sono resa conto che per me scrivere è sempre stata una passione. Da grande mi piacerebbe essere semplicemente un’artista, nel senso completo della parola».

Recentemente è stato presentato, al Festival letterario “Blue Metropolis”, il suo cortometraggio “Matters of Great Unimportance”.

«È nato come racconto, pubblicato nel 2016 in una antologia di “short stories” . Poi – spiega Liana – mi sono resa conto che la storia non era finita, che la tenevo sempre in mente e che questi personaggi, con i loro intrighi e le loro esperienze, avevano anche una forma visiva, che potevano prendere vita attraverso le immagini e così ho adattato la storia per lo schermo. Ho chiamato a raccolta i miei amici, ho fatto delle audizioni e abbiamo girato il corto in qualche settimana. Più difficile è stato fare il montaggio, c’è voluto quasi un anno anche perché lavoravo a tempo pieno. Alla fine ce l’abbiamo fatta e il corto è stato presentato, prima di Montréal, a Winnipeg, alla conferenza dell’Associazione degli scrittori italo-canadesi e a Padova al “Festival delle Parole”.

Il film parla di due amici che si sono innamorati della stessa ragazza, ma uno dei due amici si presenta in maniera “androgina”, non si sa se è un uomo o una donna e questo cambia tutta le dinamiche dei rapporti e delle relazioni tra le persone perché se è un uomo si reagisce in un modo, se è una donna in un altro e per me è stato molto interessante esplorare questo territorio e queste ambiguità».

 Parliamo delle tue radici

«Ho scritto alcune poesie a proposito della mia famiglia e delle relazioni che ho con i miei genitori e soprattutto con i miei nonni che vengono dal Veneto, da parte di mia madre, e dalla Calabria, da parte di mio padre, e che appartengono ad una generazione completamente diversa dalla mia. I miei nonni hanno capito poco di quello che faccio però mi hanno sempre detto: se ti piace … fallo! Hanno la loro prospettiva per quanto riguarda il lavoro, la scuola e la famiglia. Il mondo dove sono cresciuti loro, dove sono cresciuti i miei genitori e dove io sono cresciuta sono tutti e tre differenti. Da giovanissima ho imparato che se si va a scuola e si lavora tutto andrà bene.

Ma non è vero perché un lavoro si può perdere, l’economia può andare male, possono succedere tante cose. Io, ad esempio, ho lavorato per quasi un anno per una televisione, poi la mia posizione è stata eliminata. Queste cose capitano e bisogna tenerne conto. I miei genitori, che sono scrittori e che lavorono anche loro nel mondo della creazione e della comunicazione (editori delle rivista “Accenti”) capiscono molto più facilmente il mio desiderio di essere creativa, di esplorare questi temi mentre i nonni, invece, lo vedono come un rischio. Per loro è sempre meglio trovarsi un lavoro stabile, un marito e fare un figlio.

Comunque, anche se si hanno vedute o prospettive diverse, la famiglia rimane la cosa più importante al mondo, il luogo dove potersi confrontare, dove condividere le esperienze, dove trasmettere dei valori. Anche se a volte non la pensiamo allo stesso modo, i nonni hanno sempre fatto parte della mia vita, insieme abbiamo fatto il vino, le salsicce, parlato in italiano; sono tradizioni che voglio mantenere perché, in fondo l’italianità è anche una cosa molto concreta».