Arte e spettacolo

A New York apre il “Museo dell’11 settembre”

Ansa – Dodici anni dopo gli attentati di al Qaida, dopo anni di lutto, di ritardi e di polemiche, di problemi finanziari e l’inondazione dell’uragano Sandy, la settimana scorsa il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e un piccolo gruppo di famiglie, soccorritori e sopravvissuti, ha tagliato ufficialmente il nastro del “9/11 Memorial Museum”, l’ultimo tassello degli sforzi di New York per ricordare il giorno più terribile della sua storia. In parte monumento, in parte museo, in parte cimitero in cui resti umani ancora senza nome entrano ed escono per le prove del Dna. È un esperimento inedito quello che lo studio di architettura norvegese ‘Snohetta’ ha compiuto per portare i visitatori fino alla roccia vergine di Ground Zero, 20 metri sotto la superficie.

Una scheggia di vetro e acciaio che sembra precipitata dall’alto delle Twin Towers colpite, il museo dell’11 settembre si insinua tra le due fontane quadrate del Memoriale che occupano l’impronta dei grattacieli gemelli. Si scende per sette piani, oltrepassati i propilei delle due colonne a tridente della facciata originale del World Trade Center, un tempo rivestite di alluminio, ora carbonizzate e arrugginite: nel buio, lungo una rampa che evoca quella costruita dai soccorritori nella grande ferita di Lower Manhattan per rimuovere le macerie. E’ una processione, quasi un pellegrinaggio, tra i volti proiettati sulle pareti dei tanti “missing” che tappezzarono la citta’ per settimane: sono questi fantasmi, le storie delle loro famiglie, che accompagnano al museo vero e proprio con i cimeli di quel tragico giorno, quando, alle 8:46 del mattino, il volo American Airlines 11 si schianto’ contro la Torre Nord e comincio’ l’inferno.

L’installazione, aperta al pubblico a partire dal 21 maggio, e’ opera di un team guidato dal direttore Alice Greenwald, che viene dal Museo dell’Olocausto di Washington: un altro tributo agli orrori dell’umanità e anche quello una discesa verso l’apocalisse. Include registrazioni delle ultime telefonate, foto di pompieri votati alla morte, i jeans coperti di polvere delle Torri, un bigliettino macchiato di sangue con un ‘sos’ dall’84esimo piano, e poi i piccoli oggetti che evocano vite perdute e famiglie distrutte: ordinari e intimi, consacrati alla storia dentro una vetrina di plexiglas. Una saletta a parte permette di vedere scene mai viste sulle tv americane: le foto degli inquilini delle Torri che si sono buttati nel vuoto.

In un’ala adiacente e separata sono stati trasferiti qualche giorno fa quasi ottomila frammenti di resti umani non identificati: non tutte le famiglie erano d’accordo. “Vogliamo che questo museo faccia del mondo un posto migliore”, ha commentato Joe Daniels, presidente della fondazione che ha costruito il museo. “Far capire il senso del ‘loro erano chi siamo noi'”, ha aggiunto parlando delle vittime, “e’ essenziale, se vogliamo evitare che quel che è successo quel giorno si ripeta di nuovo”.

 

 

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