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16:16pm10 dicembre 2019 | mise à jour le: 10 dicembre 2019 à 16:16pmReading time: 3 minutes

La Samaritana (Giovanni 4, 1-42)

La Samaritana (Giovanni 4, 1-42)
Rita Amabili

“Le Riflessioni” di Rita Amabili

Non posso farci niente, mi piacciono le grandi donne. Quelle a cui si ripensa a lungo dopo averle incontrate, quelle che lasciano il segno, mentre cercano Dio oscuramente, senza neanche esserne coscienti.

Al tempo di Gesù, i Samaritani sono considerati dagli Ebrei come gente impura, persone non amate da Dio. Nella società romana, le donne sono viste come bestie parlanti; hanno poco valore. Quel giorno, dopo aver camminato a lungo, Gesù si ferma vicino ad un pozzo, affaticato. Avrebbe potuto prendere una strada convenzionale ma forse a causa del disaccordo che l’opponeva agli Ebrei ha preferito percorrere le strade pedonali della Samaria sapendo molto bene che così sfidava i divieti. Il pozzo vicino cui si riposa rappresenta la profondità spirituale desiderata da colei che lui aspetta proprio quando il suo stesso affaticamento dice la sua fragilità umana?

Ciò che mi stupisce in questo brano è l’immagine di questo Gesù spossato davanti a una donna vittima d’esclusione, proprio quando il suo stesso messaggio, la sua scelta di vita, lo rende ugualmente escluso, obbligato a lasciare la Giudea, costretto a difendersi dai numerosi rifiuti. Gesù, lui stesso ostracizzato.

È quasi sempre a questo punto della mia riflessione che mi permetto qualcosa di un po’ folle, in realtà non posso impedirmelo. Mi slancio nella loro realtà e mi affretto a nascondermi. Sono davanti a me, in primo piano, e vedo la stenchezza sul viso del mio maestro. Noto ugualmente la fierezza negli occhi della Samaritana, l’audacia ferita da un ripetersi di carenze d’amore. Ho voglia di domandare alla donna perché non è venuta ad attingere all’alba, con le sue compagne, è rifiutata anche nella sua vita in comunità?

Quando Gesù le dice: ho sete, mi sforzo di non vederlo già sulla croce e mi riporto alla loro realtà. Lui sceglie di aver bisogno di lei, e mi sento interpellata personalmente.

Lui rovescia la situazione e pretende che lei gli dica chi è. Ecco perché mi piacciono le grandi donne, quelle vere, quelle sconosciute, quelle di cui non si parla e che sono un milione di volte vittime d’esclusione. La Samaritana spunta ancora nella nostra società, è immigrante o povera, istruita o illetterata, sposata, nubile, divorziata o omosessuale, anziana o giovanissima, femminista o sottomessa, prostituta, soldato o schiava. Donna. Donna in piedi, rimessa in cammino da Gesù che le dice: «Se tu sapessi il dono di Dio, se conoscessi colui che ti dice: “dammi da bere”, sei tu che glielo avresti chiesto, e lui ti avrebbe dato dell’acqua viva».

Questo brano mi appassiona, ci sarebbe tanto da dire su questa donna, sulle donne. Quando lei gli dice: «So che deve venire, il Messia, colui che chiamano il Cristo. Quando verrà, è lui che ci farà conoscere tutte le cose». Gesù le confida: «Io che ti parlo, sono io quello». Per la prima volta lui annuncia la sua missione. La persona cui lo confessa è un’esclusa simile a tutti gli esuli della storia umana. Mi piacciono le grandi donne. Quelle cui si ripensa a lungo dopo averle incontrate, mentre cercano Dio oscuramente, senza neanche esserne coscienti. Esse assomigliano all’umanità. Secondo me, Gesù le sceglia senza posa anche adesso.