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Con la cultura non si mangia

Almeno, non in Italia. Nel paese che vanta il più alto numero al mondo di monumenti catalogati dall’Unesco come “patrimonio dell’umanità”, il settore della cultura langue più che mai. Recentemente il ministro per i Beni Culturali Massimo Bray ha lanciato l’allarme descrivendo la condizione penosa in cui versa il ministero. Ad essere a rischio, infatti, è addirittura l’ordinario funzionamento del MiBAC  (Ministero per i Beni e le Attività Culturali), poiché gli stanziamenti  forniti  “ammontano complessivamente a circa 23 mln di euro per il 2013, a fronte di una esigenza di circa 50 mln, comprovata anche dalla recente ricognizione che ha evidenziato un debito per circa 40 mln di euro (già comunicati al ministero dell’economia e delle finanze per l’eventuale ripianamento) dovuti principalmente al mancato pagamento di utenze e canoni”. Così si legge nella relazione che il ministro ha presentato alle Camere per gettare luce su questa situazione d’emergenza. Insomma, il Ministero non riesce nemmeno a pagarsi le bollette.

Ma non è l’unico dato sconfortante. Ci sono infatti quasi 10 milioni di euro in meno rispetto al 2012 per “interventi urgenti per le emergenze”; per quanto riguarda invece il “programma ordinario dei lavori pubblici” si passa da una disponibilità di 70,5 milioni di euro del 2012 ad una di 47,6 milioni del 2013 (nel 2004 erano 201 milioni). Si riducono anche le risorse del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), che calano quasi del 15% rispetto al 2009.

La situazione è particolarmente critica a Pompei, dove continuano a verificarsi crolli e si riscontra una notevole difficoltà nella manutenzione del sito, causata soprattutto dalla carenza cronica di personale. “Il governo italiano ha tempo fino al 31 dicembre 2013 per adottare misure idonee per Pompei e l’Unesco ha tempo fino al 1 febbraio 2014 per valutare ciò che farà il governo italiano e rinviare al prossimo Comitato Mondiale 2014 ogni decisione.” Così dice il Presidente della Commissione Nazionale Italiana Unesco, Giovanni Puglisi. Come questi ha in seguito precisato, non si tratta di un ultimatum, ma semplicemente di uno stimolo per spingere il governo italiano a affrettarsi e a prendere i provvedimenti necessari.

“Il problema dei Beni Culturali – ha affermato Puglisi – non si limita a Pompei: esiste un ‘problema Italia’ che non si può affrontare solo passando da una emergenza a un’altra, il problema va posto in maniera sistemica. Come esistono il problema pensioni, quello esodati, quello della Sanità, c’è il problema Beni Culturali.”

Anche nella capitale, infatti, la situazione non è affatto rosea.  Lo scorso 4 luglio su LaSette è andato in onda il programma “Servizio Pubblico” di Michele Santoro con un reportage incentrato sulla situazione del patrimonio archeologico italiano e in particolare di Roma. Il documentario mostra come ci siano dei veri e propri tesori che restano chiusi al pubblico e mezzo seppelliti per la mancanza dei fondi necessari agli scavi. Così, monumenti di capitale importanza come la Domus Aurea e il Mausoleo di Augusto, restano in uno stato di quasi totale abbandono, mentre necessiterebbero di importanti lavori di restauro per riportare alla luce le meraviglie rimaste nascoste da secoli di polvere, terra e incuria. Il programma ha inoltre fornito alcuni dati piuttosto deprimenti, come ad esempio il fatto che l’Italia annualmente spende per i beni culturali lo 0,19% del Pil, mentre la Francia ne spende l’1,8% (nonostante, lo ribadiamo, l’Italia sia il primo paese al mondo per quantità di siti catalogati dall’Unesco come patrimonio dell’umanità).

Perfino il Colosseo, il monumento più famoso di Roma, ha i suoi problemi. Nonostante la donazione dell’imprenditore Diego Della Valle, che ha fornito 25 milioni di euro per il restauro del monumento, i lavori non sono ancora cominciati, a causa di mille impedimenti burocratici e di conflitti sulle competenze tra gli enti preposti.

La situazione appare ovunque disastrosa: Villa Adriana a Tivoli rischia di perdere il suo status di monumento protetto dall’Unesco a causa delle palazzine in costruzione nelle vicinanze ad opera dell’imprenditore Mezzaroma;  sono a rischio le 14 fondazioni liriche italiane, che complessivamente hanno accumulato un debito di 330 milioni di euro; nelle soprintendenze dei beni culturali l’età media dei lavoratori è di 53 anni ma, a causa del blocco del turn over, quando gli anziani vanno in pensione non viene assunto nuovo personale; si moltiplicano gli scioperi di musei e istituti culturali, i cui lavoratori protestano con chiusure eccezionali (tra gli ultimi, Villa Borghese a Roma e addirittura il Colosseo, che ha lasciato fuori dai suoi cancelli una folla di turisti inferociti).

Troppo a lungo le classi politiche che si sono succedute al governo del paese hanno ignorato i problemi del mondo della cultura, che in tempi di crisi è sempre il primo ad essere colpito dai tagli; eppure potrebbe essere la prima leva per la ripresa del paese.

Robin D’Ilario

robin.dilario@hotmail.it

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