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22:14pm30 settembre 2021 | mise à jour le: 5 ottobre 2021 à 16:34pmReading time: 6 minutes

L’assurda morte di Andrea Rovere: le testimonianze

L’assurda morte di Andrea Rovere: le testimonianze
Photo: Foto cortesiaAndrea Rovere
Il luogo dell’incidente

Il ciclista-Postdottorando è stato travolto da un camion all’incrocio tra l’avenue du Parc e l’avenue Mont-Royal lunedì 27 settembre.

Quello che non ti aspetti! O meglio, magari te lo aspetti, vista l’assoluta incuranza e il non rispetto delle regole stradali, anche quelle più elementari, con cui certi automobilisti e camionisti affrontano giornalmente le strade di Montréal.

Andrea Rovere, scienziato-ricercatore di 31 anni, originario di Fiumicino (Roma), a Montréal dal 2015 per un Dottorato in Scienze dell’energia e dei materiali e per un Postdottorato, sempre sullo stesso tema, presso l’INRS-EMT (Institut national de recherche scientifique – Centre Energie, Matériaux et Télécommunications) di Varennes, ha trovato la morte nel primo pomeriggio dello scorso 27 settembre mentre transitava in bicicletta all’incrocio tra le avenue du Parc e Mont-Royal.

Andrea è stato travolto da un camionista di 25 anni, di nome Brandon Marchand-Bibeau che poi è fuggito per essere arrestato dalla polizia un po’ più tardi nel corso della stessa giornata nella zona di Outremont. Il camionista lavora per l’azienda “Épandage Dion & Fils”.

L’incidente ha provocato le vive reazioni dell’ambiente municipale e di quello ciclistico montrealese che continua a gridare “alto e forte” che quell’incrocio è estremamente pericoloso non solo per i ciclisti ma anche per i pedoni e gli stessi automobilisti in quanto sono innumerevoli gli incidenti che si verificano ogni anno. “Quanti morti dovranno ancora esserci – si chiedono – prima che si faccia qualcosa per rendere il luogo più sicuro per tutti?

L’incrocio tra avenue du Parc e Mont-Royal dove il Postdottorando dell’INRS-EMT ha trovato la morte

La morte di Andrea ha provocato un’ondata di shock presso i suoi professori e colleghi dell’INRS-EMT dove era stimato e apprezzato per il suo lavoro.

Andrea svolgeva ricerche molto approfondite e si occupava, in particolare, dello sviluppo di sorgenti di radiazione terahertz ad alta intensità. Studiava un nuovo tipo di nanostrutture capaci di generare elettroni tramite l’utilizzo di onde terahertz.

Faceva parte del gruppo di Luca Razzari, professore di Fotonica, Nanofotonica, Ottica non lineare, Spettroscopia Terahertz e responsabile scientifico del relativo laboratorio dell’INRS-EMT.

 

Una raccolta fondi

Gli amici di Andrea hanno creato una raccolta fondi per aiutare la famiglia a riportarlo in Italia. «Studiava lontano dall’Italia e da tempo non vedeva la sua famiglia, specialmente nell’ultimo periodo di pandemia. Crediamo che la sua famiglia – scrivono i suoi amici – abbia il diritto di averlo con sé per commemorarlo. Sfortunatamente, il costo per il rimpatrio della sua salma e per le cerimonie funebri è molto alto».

Per contribuire alla raccolta fondi attraverso la piattaforma “gofundme” visitare il sito

https://www.gofundme.com/f/bring-andrea-home-portiamo-andrea-a-casa?utm_campaign=p_cp+share-sheet&utm_medium=copy_link_all&utm_source=customer

 

Le testimonianzeLuca Razzari: «Andrea era un pezzo di pane»

«Sembra una frase fatta ma nel suo caso non lo è. <Andrea – afferma il suo professore Luca Razzari – era veramente un “pezzo di pane”, quello che si suole definire un “bravo ragazzo”, con cui era molto facile avere a che fare e che si era costruito un bel circolo di amici. Amava la città. Penso  si adattasse molto bene a lui perché offre anche tante opportunità di svago e lui, oltre ad essere un ottimo studente era anche un bravo musicista e qui ci sono tante opportunità per suonare insieme agli amici.

Era arrivato a Montréal nel 2015. Era un mio studente. Ha finito il Dottorato lo scorso anno con successo. Sono studi che richiedono molto tempo. Era uno studente eccellente e continuava a lavorare con noi per il Postdottorato per completare i suoi esperimenti nel campo della fisica ultraveloce. Aveva un progetto unico in questa materia.

La sua tragica scomparsa – continua il professor Razzari –  è stata una grande perdita per il mio gruppo non solo dal punto di vista lavorativo ma anche da quello umano. Siamo rimasti tutti molto colpiti da questa tragedia. Aveva finito il Dottorato, vedevo che cresceva in confidenza e fiducia. Era giovane, con tutta una vita da vivere. Era arrivato il momento di sviluppare questa vita ed invece …

La tristezza si mischia anche alla rabbia per come la cosa è successa. Abbiamo l’impressione che la città sia un posto difficile per i ciclisti e i pedoni, che questo cose stiano succedendo un po’ troppo spesso. Abbiamo anche un senso di frustrazione. Comunque sia andata è una tragedia per la sua famiglia lontana, per i suoi genitori. In quanto padre una notizia così non oso nemmeno immaginare quanto sia difficile da sopportare!»

 

Giacomo Balistreri: «Un amico genersoso»

«Per me Andrea è stata una persona importante. Eravamo molto amici. È stata una delle prime persone che ho conosciuto quando sono arrivato a Montréal nel 2016». «Lui – afferma il collega di Postdottorato Giacomo Balistreri, originario della provincia di Agrigento – aveva già iniziato il suo Dottorato, ci siamo conosciuti qui. Mi ha aiutato parecchio nel mio primo periodo a Montréal che per me è stato abbastanza difficile perché ero da solo, non avevo la famiglia e non conoscevo nessuno.

Lui ha cercato di farmi integrare subito presentandomi altre persone. Uscivamo parecchio insieme, abbiamo condiviso molti momenti anche divertenti e gioiosi.

Andrea – prosegue Giacomo – era una persona che si interessava molto alla gente che gli gravitava intorno. Si prestava sempre a dare una mano di aiuto, qualunque cosa fosse, piccola o grande. Era sempre disponibile e si poteva contare su di lui.

Era anche un musicista. Amava molto la musica e gli piaceva molto la scena musicale di Montréal. Assistevamo a diversi concerti anche di piccoli gruppi sconosciuti che si esibivano nei bar. Suonava diversi strumenti come la chitarre e l’ukulele. Era poliedrico, era un ragazzo fantastico!

Come vedeva il suo futuro? Voleva rimanere in Canada o andare altrove?

«L’ultima volta che ne abbiamo parlato – risponde Giacomo – non ne era molto sicuro ma penso che gli sarebbe piaciuto rimanere a Montréal perché comunque qui aveva trovato una seconda famiglia sia dentro l’INRS che fuori con i suoi amici. Gli piaceva molto la città, la adorava. Gli piaceva andare in bicicletta, la preferiva ai mezzi di trasporto, soprattutto in città, ma era sempre molto prudente. Abitava nella zona del Plateau-Mont-Royal. Non la prendeva però per andare all’INRS a Varennes perché non è un posto semplice da raggiungere in bici. L’unico periodo in cui non la utilizzava era l’inverno. La sua scomparsa è stata davvero una tragica notizia per tutti noi».

 

 

 

 

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