Cultura
16:44pm25 novembre 2021 | mise à jour le: 25 novembre 2021 à 16:45pmReading time: 4 minutes

Tra erranza e memoria dell’emigrazione

Tra erranza e memoria dell’emigrazione
Photo: Foto cortesiaMattia Scarpulla con la raccolta poetica “Au nord de ma memoire”

A colloquio con lo scrittore Mattia Scarpulla

Nato a Torino nel 1980 e residente nella città di Québec dal 2014, dopo un decennale soggiorno in Francia, Mattia Scarpulla ha recentemente pubblicato il suo primo romanzo dal titolo “Errance” e una raccolta poetica intitolata “Au nord de ma mémoire”. Entrambi i libri, editi da Annika Parance Éditeur, sono scritti in francese e sono disponibili nelle librerie del Québec.

Nella città di Québec – racconta Mattia che attualmente sta redigendo una tesi di Dottorato in Studi letterari, con specializzazione in ricerca e creazione presso l’Université Laval –  c’è un mondo letterario piccolo ma effervescente e molto attivo nel quale ho cercato di inserirmi con queste mie due pubblicazioni».

Si può ricominciare da zero in un paese straniero? Parte da questa domanda la storia di Stefano e Sophie, i protagonisti di “Errance”, un libro che per certi versi puo dirsi autobiografico.

La copertina del libro “Errance”

«Di autobiografico in realtà ci sono due cose. La prima – afferma l’autore – sono i luoghi: i personaggi, in realtà molto irrequieti, si muovono fra Torino, Le Havre, Parigi, il Québec, ovvero posti che conosco per averci vissuto. La seconda è il desiderio che ho avuto, una volta trasferitomi in Francia, di conoscere meglio e più a fondo certi momenti della storia italiana contemporanea, ovvero quelli relativi ai cosiddetti “Anni di piombo”, al terrorismo rosso e nero, agli attentati ai giudici Falcone e Borsellino che mi hanno portato a riflettere sulla disillusione degli anni ’90, dell’epoca berlusconiana, dove mi sembrava che qualcosa non esistesse più dal punto di vista degli ideali. E, in questo contesto i personaggi del libro cercano di vivere il loro presente, ignorando il fosco passato intriso anche di violenza.

In “Au Nord de ma mémoire”, invece, racconto delle piccole storie, in una forma ibrida a metà strada tra prosa e poesia, dove cerco di riflettere sulla questione dei flussi migratori. Mi sono ispirato a scrittori che nel mondo sono imprigionati per le loro idee anche perché da un anno circa faccio parte del consiglio d’amministrazione del “Centre québécois du P.E.N. international” (https://penquebec.org/pen-quebec/) un organismo che si occupa di portare un sostegno morale e materiale agli scrittori vittime di minacce e di repressione in ragione della loro professione e che si adopera per valorizzare e promuovere la libertà d’espressione scritta per mezzo dell’istruzione e della formazione. Nel libro, dunque, c’è sempre la relazione tra i territori del passato e del presente, tra l’idea della memoria e quella del movimento verso un altrove spesso sconosciuto».

Oltre che scrivere romanzi e poesie in francese, lingua che per lui è diventata familiare tanto quanto l’italiano, Mattia Scarpulla ha focalizzato i suoi studi e il suo interesse anche sulla danza e sull’arte dello spettacolo, dando vita a degli atelier di scrittura e movimento.

«Dopo aver preso dei corsi e dopo aver terminato un Dottorato in danza presso l’Università di Nizza – spiega Mattia – durante il mio lungo soggiorno a Parigi mi sono ritrovato a lavorare come preparatore fisico per diverse compagnie. Il mio ruolo era quello di riscaldare, attraverso degli appositi esercizi, il corpo dei ballerini prima che iniziassero il loro lavoro di creazione artistica. Arrivato in Québec ho continuato a fare questo tipo di lavoro per alcuni collettivi di scrittori che preparavano delle performance o degli spettacoli lettarari e, in seguito, ho iniziato a dare degli atelier di scrittura durante i quali propongo delle attività fisiche come, ad esempio, degli esercizi di yoga, di respirazione la meditazione o altro.

In altre parole, il movimento può portare ad una presa di coscienza del proprio corpo che stimola l’atto creativo. Io stesso, ad esempio, quando scrivo ho bisogno di muovermi molto al punto che utilizzo due scrivanie, una per scrivere in piedi e una per sedersi, e mi sposto dall’una all’altra. Proprio su questi argomenti, – conclude Matteo – insieme alla scrittura di un altro romanzo, sto redigendo un’altra tesi di Dottorato presso l’Université Laval a Québec. Danza, movimento, scrittura, il benessere corporeo che influenza e stimola le varie forme di creazione».

 

 

 

 

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