Calcio
20:45pm3 novembre 2017 | mise à jour le: 3 novembre 2017 à 20:45pmReading time: 6 minutes

Marco Donadel vuole rimanere montrealese

Il centrocampista parla della sua esperienza all’Impact

Marco Donadel in azione

Marc-Andre Donato donato-photos.com/Impact de Montréal

Quentin Parisis

quentin.parisis@tc.tc

 

Arrivato alla fine del contratto e alla conclusione di una stagione delicata sul piano collettivo e personale, Marco Donadel spera di proseguire la sua avventura a Montreal, una città ed un club nel quale si è trovato bene.

Giocatore del’Impact di Montreal dal 2015, Marco Donadel ha vissuto la stagione felice dell’era Drogba o la Ligue des Champions della Concacaf ma anche il fiasco dell’ultimo campionato in MLS. Malgrado questa variegata esperienza, i suoi 34 anni e l’affermazione di Samuel Piette nel suo ruolo, Marco Donadel non intende appendere le scarpette né cambiare aria. Al contrario del laterale camerunense Ambroise Oyongo che annuncia il suo futuro in Europa, e di Patrice Bernier che ha messo fine alla sua carriera, Marco Donadel, a fine contratto con l’Impact, ritiene di avere il 90-95% di possibilità di indossare di nuovo la maglia della squadra quebecchese nella prossima stagione. “Abbiamo alcuni soluzioni, ma non sono al 100% sicure. Avremo una lunga trattativa, quindi abbiamo molto tempo [per concludere il contratto]. Sono sereno per questo”, ci assicura; anche se l’arrivo di un nuovo allenatore, cosa certa a Montreal, porterà molti cambiamenti nei progetti prestabiliti. Il suo futuro personale è in ogni caso legato al suo futuro professionale all’Impact di Montreal, dove “ha passato la metà del tempo” con i compagni di squadra e il personale, mentre l’altra metà è dedicata alla “famiglia e ai bambini”.

Nonostante questo fitto calendario che lascia poco tempo per la scoperta, e dopo un’intera carriera trascorsa in Italia dove ha accumulato quasi 250 partite, Marco Donadel riconosce comunque molto piacevole stare a Montreal, una città di cui riconosce il particolare multiculturalismo, molto diversa dall’Italia, dove si incontrano solo “italiani e turisti”. “Passo il tempo con gli italiani, ma anche con persone di culture diverse”. Questo è davvero ciò che la città offre meglio. Riteniamo che ogni comunità, come quella italiana, ha un legame molto forte, ma tutti vivono bene insieme. “Lo si sente molto ed è davvero una grande esperienza, – spiega – ci sono libanesi, greci, indiani, francesi, si può mangiare quello che si vuole. È strano per me che vengo dall’Italia, dove si mangia solo italiano! “, scherza.

Se l’Impact ha conosciuto una fine stagione prematura e stanno arrivando vacanze molto lunghe per i giocatori, Marco Donadel passerà la prima parte dell’inverno in Québec, dove le sue figlie stanno frequentando la scuola. “Resterò qui fino a Natale, starò due o tre settimane in Italia e in quel momento spero di essere di ritorno per la prossima stagione”, dice del suo immediato futuro.

Discreto fuori dal campo, e lungi dall’essere una testa calda nell’intervista, Marco Donadel ha mostrato un aspetto poco noto della sua personalità durante il bilancio di fine stagione. In un’atmosfera cupa, dove l’unità dello spogliatoio è stato messo in dubbio e le responsabilità di Mauro Biello erano al centro delle discussioni, il giocatore italiano ha preso la parola di propria iniziativa e, con la sua franchezza ha reso omaggio al suo ormai ex-allenatore. “Mauro Biello è sempre stato disponibile con me, per parlarmi, per confrontarsi fin dall’inizio, anche quando sono venuto ad allenarmi per qualche giorno. Era una delle persone più importanti qui”, ha spiegato di fronte a giornalisti e telecamere, urtato dal fatto che il passaggio di Mauro Biello a capo della squadra sia considerato “un disastro”. Abbiamo avuto solo una stagione negativa dopo due campionati di successo”, ha detto.

Oltre l’aspetto sportivo, questa posizione a favore dell’ex allenatore si spiega con il contributo da lui dato per la sua integrazione nella metropoli. Infatti, se Marco Donadel ama Montreal, Mauro Biello è uno di quelli che lo ha portato a meglio conoscerla, scoprirla, farne parte. “Mauro ama molto la città e il Club, mi sono sentito molto al suo fianco. Attraverso di lui, ho capito molte cose circa l’ambiente della città, il Club, ed è stata una bell’esperienza da vivere”, dice.

Ormai ben integrato, intende rimanere a Montreal, sia in città che sul campo.

 

Marco Donadel cauto circa la successione di Biello

Mentre un allenatore europeo è ora previsto a Montreal, Marco Donadel rimane cauto circa i contributi di un allenatore straniero. Se la cultura tattica, un’abilità spesso attribuita ai tecnici italiani, può rivelarsi “un vantaggio” nella MLS, “solo il risultato conta” ha ricordato l’ambiente difensivo di Montreal e le vittorie possono essere ottenute in modi diversi. “Ogni allenatore ha la sua visione, ed è una cosa positiva, perché tu puoi imparare da allenatori diversi”, spiega prima di tornare alle tante esperienze che lo hanno arricchito durante la sua carriera: “Prandelli, che ho avuto a Parma o Firenze, mi ha aiutato a crescere come giocatore. Mi ha dato molti consigli tattici, tecnici, mi ha aiutato a posizionarmi meglio e mi ha aiutato molto in generale. D’altra parte, ho lavorato anche con Mazzarri a Napoli, e lui vive solo per i risultati. Mi ha trasmesso questo tipo di mentalità di voler sempre vincere, indipendentemente dalla situazione sul terreno. Mantiene sempre la pressione per il risultato, e questo mi piace troppo. “Alla fine, è impossibile dire chi è il migliore, solo che ho avuto la fortuna di lavorare con grandi allenatori e che ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa”. Marco è quindi attento a non dare un parere chiaro sulla questione del profilo ideale del nuovo allenatore dell’Impact.

 

L’Accademia ancora lontana dall’obiettivo

Formato nell’AC Milan che ha ancora una delle scuole di calcio più rinomate del mondo come dimostrato dall’affermazione di Locatelli o Donnarumma, Marco Donadel ammette “onestamente” che c’è ancora “molto lavoro” per l’Impact per diventare un importante club di formazione, un obiettivo previsto dalla direzione del Club. “L’Accademia è una cosa recente” – spiega -. L’Accademia è lì per insegnare i concetti del gioco, le basi del calcio su come giocare, lo stile di gioco, e non solo per insegnare i gesti tecnici, o cose di questo genere. C’è ancora lavoro da fare qui, ma cominciano ad essere in arrivo dei giocatori con molto potenziale. Il fatto che ci sia ancora del lavoro da fare non significa che i giocatori non possano aderire al gruppo Pro, ma devono ancora capire le regole di base, i principi di gioco. “Le squadre in Italia o in Europa stanno lavorando molto su questi punti”, dice.

 

La biografia

Nato il 21 aprile 1983 a Conegliano, in Veneto, in provincia di Treviso, Marco Donadel è crsciuto all’AC Milan, con il quale inizia in serie A il 4 marzo 2001 contro il Parma. Indossa poi i colori di Lecce, Parma, Sampdoria prima di stabilirsi alla Fiorentina. Dopo sei anni alla squadra viola, ha preso la direzione di Napoli prima di terminare il suo giro d’Italia nell’Hellas Verona. Dopo aver chiesto di allenarsi a Montreal tramite il suo amico Marco di Vaio, ha firmato il contratto nel 2015 a favore dell’Impact. Ha giocato in tutto 244 partite in serie A, è stato selezionato 31 volte con la squadra italiana degli under 21 e ha vinto la Coppa Italia nel 2012 ed una medaglia di bronzo olimpica nel 2004. È stato nominato Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica italiana il 27 settembre 2004.

Traduzioni di Gian G.Pollifrone