Calcio
16:35pm25 giugno 2014 | mise à jour le: 25 giugno 2014 à 16:35pmReading time: 3 minutes

Caporetto Italia, tutti a casa

Ansa – Una Caporetto del pallone azzurro, per restare alla storia patria evocata alla vigilia da Cesare Prandelli: l’Italia perde 1-0 contro l’Uruguay e viene eliminata dai mondiali a capo di una partita di rara bruttezza, una sconfitta che quasi inevitabilmente decapita il calcio italiano. Si dimette il commissario tecnico (“Mi prendo le mie responsabilità”), a seguire se ne va per responsabilita’ diretta in un fallimento, che e’ epocale e comprende anche le difficolta’ dei club a livello europeo, anche il presidente della Figc, Giancarlo Abete (“Serve un nuovo modo di governare il calcio”).

Non pagano nell’immediato i giocatori, ma per molti di loro, tra i quali per primo Balotelli, la bocciatura brasiliana e’ un plateale, ulteriore, ridimensionamento. I giocatori azzurri sono ancora negli spogliatoi dopo oltre due ore dalla fine della partita perché sono in attesa di Andrea Pirlo chiamato all’antidoping. Pirlo, al suo passo d’addio alla nazionale ha chiesto di fare un discorso ai compagni che lo aspettano tutti insieme. All’appello manca Mario Balotelli che ha lasciato gli altri già da molto ed è salito sul pullman.

Non c’e’ quindi un eroe alla Enrico Toti ma nemmeno un onesto guerriero del pallone in questa generazione azzurra: e l’appello ai valori nazionali fatto ieri da Prandelli e’ risultato oggi paradossale, soprattutto alla luce del fatto che sul piano tecnico tra le due nazionali non esiste paragone.

E’ vero, gli azzurri hanno giocato piu’ di mezz’ora in inferiorita’ numerica per l’espulsione di Marchisio: ma il cartellino rosso non e’ del tutto immotivato (quel piede alzato dello juventino e’ comunque un rischio), e il fatto che a prenderlo sia stato un giocatore che in quasi trecento partite da professionista solo un’altra volta era stato cacciato dall’arbitro non e’ un’alibi ma semmai una riprova del fatto che con la testa, e soprattutto il cuore, l’Italia era gia’ ripartita nei giorni scorsi dal Brasile. In una partita che e’ stato un lungo corpo a corpo, la prima colpa dell’Italia e’ stata quella di non avere cercato seriamente il colpo del ko quando gambe e tecnica la ponevano in posizione di maggiore forza. Invece gli azzurri, tra i quali nella sfida di Natal si sono salvati sostanzialmente solo Verratti e Buffon, hanno ruminato calcio e poco piu’ per un’ora. Poi la follia di Marchisio, che e’ andato con il piede alzato a cercare la gamba di Arevalo in un contrasto in fase offensiva, li ha messi in condizioni di estrema difficolta’ fisica. E’ venuta meno la lucidita’, e con essa l’attenzione in fase difensiva. E infatti il gol di testa di Godin che alimenta il sogno di un nuovo Maracanazo per l’Uruguay (potrebbe trovare il Brasile ai quarti di finale) e’ arrivato su angolo, a retroguardia schierata.

Ma al di la’ della gara di Natal, e’ l’intera spedizione azzurra ad assumere i contorni netti del fallimento: una illusoria vittoria con gli inglesi in avvio, due sconfitte sostanzialmente senza lampi con il Costarica e l’Uruguay. In piu’ una gestione del gruppo discutibile (e discussa gia’ in ambito federale): il processo a Prandelli era gia’ scattato dopo la partita persa a Recife, e’ chiaro che la resa dei conti, con inimmaginabili conseguenze, ora riguarda l’intero palazzo calcistico.

L’ Italia, dunque, è fuori dal mondiale per la seconda volta consecutiva gia’ dopo il girone: non succedeva da 48 anni (Cile 1962 e Inghilterra 1966), insomma dalla Corea. Che poi e’ l’equivalente calcistico di Caporetto.