Salute e benessere
13:24pm1 ottobre 2021 | mise à jour le: 1 ottobre 2021 à 13:24pmReading time: 2 minutes

Covid: non solo stranuti e colpi di tosse, l’umidità aumenta il rischio contagio

Covid: non solo stranuti e colpi di tosse, l’umidità aumenta il rischio contagio
Photo: Foto 9ColonneGoccioline in sospensione

NoveColonneATG) Udine – Influenza o Covid è più facile essere contagiati in inverno che in estate. Questo a causa dell’umidità relativa che all’esterno è più alta in inverno che in estate. I modelli attualmente utilizzati (basati su studi degli anni ‘30 e ‘40 del ‘900) assegnano un alto rischio di contagio solo alle gocce grandi, ipotizzando che quelle piccole evaporino velocemente e presto scompaiano. Tuttavia, una ricerca internazionale condotta dalla Technische Universität di Vienna e dalle università di Padova e Udine dimostra che a causa dell’alta umidità dell’aria che emettiamo e dal vapore prodotto dalle stesse gocce che evaporano, anche le gocce piccole possono rimanere sospese in aria molto più a lungo, virtualmente ore (vedi video della simulazione https://youtu.be/vnCovSZAYeE).

Inoltre, questo effetto è amplificato dall’elevata umidità invernale che rallenta ulteriormente l’evaporazione delle gocce e quindi aumenta il rischio di diffusione del contagio.

La ricerca, pubblicata dalla rivista scientifica internazionale PNAS https://www.pnas.org/content/118/37/e2105279118 , mira a sensibilizzare le autorità sanitarie pubbliche su questo specifico rischio di infezione. Rischio che, secondo gli autori, è sottovalutato dalle attuali linee guida dei diversi istituti internazionali e nazionali preposti alla sanità.  «Le piccole goccioline sono infettive più a lungo del previsto, ma questo non dovrebbe essere motivo di pessimismo» spiega Alfredo Soldati, ordinario di fluidodinamica dell’Ateneo friulano e direttore dell’Institute of Fluid Mechanics and Heat Transfer della Technische Universität di Vienna.

«Ci mostra solo – sottolinea il professore – che occorre studiare tali fenomeni nel modo corretto per capirli. Gli strumenti di ricerca che abbiamo a disposizione adesso consentono di formulare raccomandazioni scientificamente valide, ad esempio per quanto riguarda le mascherine e le distanze di sicurezza. Il nostro team è ora al lavoro per sviluppare un modello semplificato per l’utilizzo in diverse situazioni».

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